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Manovra 2026, le imprese chiedono misure per la crescita e il rilancio dei consumi

di Barbara Weisz

13 Ottobre 2025 17:41

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Nella Manovra 2026 le imprese hanno chiesto al Governo di inserire misure espansive per stimolare gli investimenti e rilanciare i consumi.

C’è un tratto comune fra le richieste delle associazioni datoriali al Governo in vista della Manovra 2026, e come prevedibile riguarda le misure per la crescita. Generale apprezzamento anche per il taglio l’IRPEF per il ceto medio, con proposte di estensione platea per i destinatari dell’alleggerimento dell’aliquota fiscale.

Ci sono poi istanze specifiche: ad esempio Confindustria chiede un piano triennale per incentivare gli investimenti delle imprese, Confartigianato eliminazione IRAP per le società di persone e incentivi al passaggio generazionale, CNA bonus 5.0 a misura di piccole imprese, Confcommercio detassazione aumenti contrattuali, Confesercenti misure per sostenere i consumi.

Vediamo tutto in dettaglio.

Incontro con il Governo sulla Legge di Bilancio

L’incontro fra Governo e rappresentanze imprenditoriali si è svolto nella mattinata del 13 ottobre, dopo che venerdì 10 l’Esecutivo aveva già raccolto le istanze dei sindacati.

Entro mercoledì 15 ottobre il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare almeno il Documento Programmatico di Bilancio da inviare alla commissione UE, se non lo schema di Legge di Bilancio vero e proprio.

Le richieste delle imprese per la Manovra 2026

Confindustria esprime preoccupazione per la mancanza di misure forti a sostegno degli investimenti, e insiste sulla richiesta di un piano di incentivi da otto miliardi l’anno per i prossimi tre anni a sostegno della competitività del sistema imprenditoriale.

Confartigianato rileva l’eccessivo carico fiscale italiano, superiore alla media europea di 2,2 punti percentuali, e oltre alla riforma IRPEF chiede eliminazione IRAP per le società di persone, stabilizzazione delle detrazioni edilizie per almeno un triennio, misure per incentivare il passaggio generazionale delle aziende, abolizione di reverse charge e split payment, semplificazione delle misure a sostegno degli investimenti, in particolare per le piccole imprese e nella ZES unica Sud, decontribuzione triennale sull’apprendistato, incentivi strutturali per l’assunzione di giovani e donne.

Fra le proposte di CNA, misure per rendere più efficaci gli incentivi alle imprese, nuove agevolazioni per la Transizione 5.0 che siano maggiormente utilizzabili dalle imprese di piccola e media dimensione, il potenziamento della ZES unica del Mezzogiorno, rimuovendo il vincolo dei 200mila euro come investimento minimo.

Confcommercio chiede che la riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35 al 33% (misura praticamente certa fra quelle ipotizzate in Manovra 2026), sia accompagnata dall’innalzamento del corrispondente scaglione di reddito da 50mila a 60mila euro. E auspica anche misure per alleggerire il prelievo fiscale su tredicesime e aumenti contrattuali. Anche in questo caso, si tratta di punti al centro del dibattito delle ultime settimane, che ha ipotizzato norme di defiscalizzazione della tredicesima e la possibilità di una tassazione piatta, intorno al 10%, sugli aumenti contrattuali.

Si tratta di proposte che mirano evidentemente a promuovere un rilancio dei consumi, priorità indicata anche da Confesercenti, che ritiene siano necessarie misure che sostengano il reddito delle famiglie.