Pur in uno scenario in continua evoluzione e caratterizzato da variabili geopolitiche sempre più complesse, non sono negative le prospettive economiche per l’Europa secondo le analisi di Irene Lauro, eurozone economist di Schroders. L’accordo sui dazi USA raggiunto a luglio ha almeno in parte dissipato le incertezze relative alle politiche commerciali internazionali, le prospettive di crescita 2026 sono al rialzo e non ci sono tensioni inflazionistiche.
In questo contesto, la politica monetaria della Banca Centrale Europea ha scelto di mantenere un atteggiamento di prudenza, senza procedere a nuovi tagli dei tassi. L’inflazione è vista al 2,1% nel 2025 e all’1,7% nel 2026. La variabile più rigida resta il dato “core“, che è sopra il target del 2% previsto dalla BCE. Dopo la decisione dell’11 settembre, che ha visto il Board mantenere inalterati i tassi di rifinanziamento, lo scenario più probabile vede la Banca Centrale Europea mantenere anche nei prossimi mesi una posizione di prudenza sul fronte della politica monetaria, senza nuovi tagli del costo del denaro nell’attesa di maggiori certezze sugli sviluppi internazionali.
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Sullo sfondo, riveste particolare rilevanza il fattore dazi, che pur al 15% (quindi più alti del 10% applicato nel secondo trimestre dell’anno) sono comunque inferiori al 30% minacciato. Gli esportatori europei potrebbero addirittura avere un vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi che hanno barriere doganali più alte. Restano incertezze sul fronte della guerra commerciale, determinate ad esempio da possibili nuovi sviluppi.
Per quanto riguarda la crescita, Schroders stima un 2% per l’Eurozona e un 2,2% per la Germania, che è uno dei primi mercati di destinazione delle merci italiane insieme agli Stati Uniti. Le attese per l’approvazione da parte di Berlino di una manovra espansiva rappresentano un ulteriore motivo di positività.