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La Finanza contro Mosca, bloccati anche i pagamenti digitali

di Barbara Weisz

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All'invasione militare dell'Ucraina, la comunità internazionale risponde alla Russia con l'arma finanziaria: dopo le sanzioni, ecco le nuove strategie.

Il pacchetto di sanzioni finanziarie deciso dalle autorità europee ha «inflitto costi già molto elevati a Mosca», ha spiegato il premier Mario Draghi, riferendo in Parlamento sulle misure adottate in risposta all’attacco della Russia all’Ucraina, ma el frattempo, si muovono anche i big dei pagamenti digitali sospendendo le transazioni, e le autorità statunitensi vietando quelle verso istituzioni finanziarie russe.

Vediamo in dettaglio cosa sta succedendo e con quali conseguenze.

La guerra dei pagamenti

Al momento le risposte di maggior impatto prese dalla comunità internazionale dopo l’invasione russa dell’Ucraina sono state quelle finanziarie. Vediamo cosa sta succedendo.

Il blocco selettivo delle banche russe (si attende ancora l’elenco dettagliato) rispetto al sistema SWIFT sta impedendo di effettuare transazioni da e per la Russia. L’infrastruttura per i pagamenti bancari internazionali consente alcune transazioni strategiche per l’Europa, come le compravendite di gas e petrolio. Negativo, invece, il contraccolpo sulle attività di import/export per il Made In Italy.

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Riserve bloccate

L’altra sanzione restrittiva è il blocco delle riserve internazionali della Banca centrale russa. Si parla di 630 miliardi di dollari che si trovano in paesi europei, soprattutto Germania e negli Usa. Un tesoretto in valuta estera che la banca centrale russa non può più usare.

Scacco alla Borsa

Sono queste le misure a cui si riferisce Draghi quando parla di sanzioni finanziarie su Mosca. «Nella sola giornata di lunedì, il rublo ha perso circa il 30% del suo valore rispetto al dollaro. La Borsa di Mosca è chiusa da ieri e la Banca centrale russa ha più che raddoppiato i tassi di interesse, passati dal 9,5% al 20%, per provare a limitare il rischio di fughe di capitali».

Stiamo approvando forti misure restrittive anche nei confronti della Bielorussia, visto il suo crescente coinvolgimento nel conflitto.

USA vs. Russia

In questo ambito si inserisce anche la nuova mossa degli Stati Uniti, che hanno deciso il divieto di transazioni verso Banca centrale della Federazione Russa, National Wealth Fund della Federazione Russa e ministero delle Finanze di Mosca. Il segretario al Tesoro, Janet Yellen, spiega che in questo modo si limita «in modo significativo la capacità della Russia di utilizzare i beni per finanziare le sue attività destabilizzanti e prenderà di mira i fondi da cui dipendono Putin e la sua cerchia ristretta per consentire la sua invasione dell’Ucraina».

Stop ai pagamenti digitali

Colossi come Visa, Mastercard, GooglePay, ApplePay stanno bloccando le operazioni in Russia. Significa che a Mosca non si riescono più a effettuare pagamenti digitali, l’unico mezzo resta il contante. Un enorme limite per i cittadini ma anche e soprattutto per le imprese, che fra blocco SWIFT e sistema di pagamenti digitali, sono impossibilitate a lavorare con l’estero. Forte anche l’impatto sulle imprese italiane, che hanno rapporti commerciali con Mosca.

Le proposte Draghi

Il premier, Mario Draghi, ha annunciato al Parlamento di aver proposto in sede internazionale ulteriori misure:

  • interventi mirati contro gli oligarchi (ristretta cerchia di finanziarie e imprenditori russi, che detengono le leve dell’economia del Paese e che possono avere influenza su Putin): «l’ipotesi è quella di creare un registro internazionale pubblico di quegli oligarchi con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro»;
  • maggiore pressione sulla Banca centrale russa;
  • coinvolgimento nelle sanzioni della Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha sede in Svizzera.