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Rinascita digitale, fra formazione e innovazione

di Barbara Weisz

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Una piattaforma web per la formazione gratuita durante l'emergenza Coronavirus diventa un livestreaming: contaminazione, interazione, progettazione del futuro, intervista a Stefano Saladino.

Rinascita, perché esprime bene un momento in cui «il blocco ha portato a resettare i sistemi. Prima eravamo tutti in corsa, seguendo il quotidiano, senza fare progettazione». Mentre il lockdown, con lo stop forzato di molte attività, può essere uno stimolo «a fare strategia». Digitale, «perché abbiamo utilizzato un media digitale», ovvero un portale web, e perché il tema centrale è «l’innovazione, che riguarda i trend digitali ma non solo, è un concetto che abbraccia tutti i settori». Così Stefano Saladino, Ceo di Mashub (marketing e comunicazione per le aziende), spiega a PMI.it come ha scelto il nome del progetto che ha ideato a supporto delle aziende italiane che stanno affrontando l’emergenza Coronavirus. Un portale, Rinascitadigitale.it, interamente dedicato alla formazione gratuita che nel giro di pochi giorni è diventato un livestreaming, all’insegna della partecipazione e della condivisione. Webinar, eventi, tool a disposizione di imprese, manager e professionisti, realizzati e proposti da esperti. «Con tanta interazione, sia in piattaforma sia nella vita professionale, attraverso la creazione di nuove relazioni fra le persone» spiega Saladino. che è un imprenditore e manager di Bergamo, una delle città più colpite dal Coronavirus.

Dall’idea (stimolata dall’iniziativa del Governo Solidarietà Digitale) alla realizzazione è passata in tutto una settimana, nello scorso mese di marzo. «In realtà eravamo pronti ad andare online dopo tre giorni, «ma abbiamo saputo che stava uscendo un nuovo decreto del Governo (il Dpcm 11 marzo, ndr) e quindi abbiamo aspettato ancora qualche giorno». Il debutto è avvenuto lo scorso 16 marzo. Nel giro di un mese la piattaforma si è via via arricchita di materiali, relatori, partecipanti. E da flusso tecnico, con un webinar dopo l’altro, si è trasformata in un live continuo, come se fosse una trasmissione televisiva.

Uno dei riscontri più positivi, spiega Saladino, riguarda proprio «l’umanità che si è generata in piattaforma, con una presenza di persone che partecipano a un lungo percorso. Abbiamo lavorato su questo per creare i contenuti, e si è creata una comunità che condivide uno spirito». Inizialmente «ci siamo concentrati sul mondo marketing», poi c’è stata un’evoluzione, «con una forte selezione di contenuti». Che sono anche diventati sempre più eterogenei, spesso grazie alle idee e alle iniziative degli utenti. Una contaminazione di professionalità, settori e idee che stimola una continua evoluzione degli argomenti trattati e del modo in cui vengono affrontati. La segmentazione dell’utenza: un 50% di professionisti (free lance, consulenti, professionisti come architetti o ingegneri), e anche piccoli imprenditori e negozianti. C’è un 30% di rappresentanti di medie imprese, che i occupano per lo più di marketing, commerciale, export. E infine, un 10% di grande imprese e un’analoga percentuale di curiosi, spesso studenti. Trasversalmente, molti professionisti del settore HR, risorse umane.

La settimana in corso è dedicata alle risposte ai tanti spunti che sono emersi, e alle idee per la fase 2 dell’emergenza Coronavirus. «C’è stata una prima fase più emergenziale, adesso invece anche la narrazione sta cambiando», spostando l’attenzione su un più ampio orizzonte.

«Ho avuto la sensazione di una gran voglia di ricominciare, e di rimettersi in gioco» sottolinea Saladino. Il quale, pensando alla fase 2, parte dalla sua città e dal suo territorio. «Bergamo è un territorio industriale, siamo la seconda o terza Confindustria nazionale, con tanto export. Abbiamo convertito alcune imprese, ma ora è difficile. Penso appunto all’export, piuttosto che al settore automobilistico». Molto dipenderà dalle filiere, dai mercati. Credo che ci sarà un vantaggio per chi ha saputo convertire la produzione», affrontando flessibilmente l’emergenza. In ogni caso, ci vuole «chiarezza da parte del sistema Paese, con una comunicazione orientata alla ripartenza vera e propria», che consenta alle imprese di lavorare con dei punti di riferimento più saldi. «Finchè c’è incertezza di base, resta tutto bloccato». Servono quindi indicazioni precise sulle tempistiche e sugli orientamenti. In questo modo le imprese, ancora oggi concentrate sulla crisi, potranno guardare a un orizzonte più lontano.

Dall’esperienza di Rinascita Digitale, par di capire, la voglia di ripartire e di rimettersi in gioco c’è. Interessante lo spunto sullo stop forzato, che consente di ripensare strategie e obiettivi. Nulla sarà più come prima? «Secondo me cambierà molto. Le imprese hanno un potenziale se sono liquide. Ora lo smart working è forzato, un’esperienza che porterà più cultura dell’azienda liquida, della valorizzazione delle risorse del territorio ma non solo». L’imprenditore ipotizza un superamento del concetto di tradizionale di filiere e distretti industriali, con una maggior contaminazione culturale che genera valore, una riprogettazione degli eventi (si pensi alle fiere), e di conseguenza anche delle relazioni. E ancora: cambiamenti anche sul fronte dell’equilibrio fra vita privata e professionale, con il digitale che come stiamo sperimentando abilita nuove modalità lavorative.

E infine, il mondo della formazione: «i modelli nuovi, come i webinar, sono in questo momento meno ingaggianti, funzionali, ed efficaci rispetto alla formazione fisica, per cui bisogna riprogettarli. Anche attraverso una maggior integrazione con la formazione in presenza fisica. «Fra soli sei mesi, i webinar saranno molto più evoluti», tenendo conto dei cambiamenti che si sono prodotti in questo periodo di emergenza Coronavirus: «siamo cambiati come persone», con profonde modifiche ai paradigmi di relazione e di interazione.

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