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Reddito di cittadinanza: l’alternativa per gli incentivi assunzione

di Redazione PMI.it

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Mercato del lavoro e blockchain: Paolo Marizza (Innoventually) ci spiega come incentivare imprese e Centri per l'Impiego senza aumentare il debito pubblico, a prescindere dal reddito di cittadinanza.

Alle aziende che assumeranno i lavoratori andranno 2340 euro, tre volte il valore del reddito di cittadinanza.
Partiremo mettendo insieme i centri pubblici da riformare e job center privati. Se sarà l’agenzia privata a trovare la proposta giusta sarà compensata con il triplo di 780 euro. Se sarà il centro pubblico, sarà l’impresa che assume il lavoratore ad avere lo stesso bonus: 780 euro moltiplicati per tre”.

E’ la “ricetta Di Maio” per incentivare le assunzioni dei titolari di reddito di cittadinanza (illustrata nel salotto di Bruno Vespa), che tuttavia – come evidenziano alcune stime – comporterebbe una spesa variabile da 2,5 a 6 miliardi per gli incentivi da riconoscere a datori di lavoro e agenzie private. Quali siano le coperture finanziarie non è dato sapere.

Bisogna riconoscere che in Italia non c’è alcun efficiente sistema, men che meno incentivato, che dia visibilità alle offerte di impiego. Questo è forse il vero motivo che rende il mercato del lavoro frammentato e vischioso. Un sistema cosi disarticolato può spiegare il basso tasso di efficacia di CpI  ed agenzie private (3% e 6% rispettivamente, secondo stime ISFOL).

Un progetto di politica attiva del lavoro in Italia richiede di intervenire in modo mirato e drastico: da qui a marzo 2019, data di avviamento della riforma, i tempi non sembrano congrui per realizzare un tale cambiamento. Non si tratta solo di tempi tecnici di implementazione, ma di sperimentazione, formazione e fine tuning, oltre che di deployment di una ridisegnata governance organizzativa, gestionale e territoriale.

Questo probabilmente suggerirebbe di disaccoppiare il Reddito di Cittadinanza e la riforma dei Centri per l’Impiego, che sembra prioritaria e riveste un valore sociale ed economico a prescindere.

Ritorniamo alla proposta di considerare lo sviluppo di un ecosistema basato sulla blockchain quale fattore abilitante la riforma dei CpI: con riguardo ai meccanismi di incentivazione gli attori potrebbero ricevere ricompense sotto forma di token restituendo centralità a chi cerca lavoro e riequilibrando la distribuzione del valore delle informazioni.

Come riscontrabile da analoghe applicazioni blockchain, i costi di funzionamento di un ecosistema di decentralized recruiting possono ridursi anche del 50%. Questi savings oltre a costituire di per sé un potente fattore incentivante la partecipazione degli attori dell’ecosistema, possono anche essere redistribuiti e monetizzati al suo interno. In particolare evidenziavo come:

  • la BC/DLT fà luce su molti punti di valore quali la qualità dei curricula, la verificabilità e accessibilità dei CV, migliori capacità di matching, la certificazione dei processi di formazione;
  • i contratti intelligenti (e DApps) potrebbero fornire regole di ingaggio e incentivi remunerati per riequilibrare l’appropriazione del valore delle informazioni, dando anche alle persone in cerca di lavoro l’opportunità di monetizzare le informazioni che decidono di fornire
  • l’ applicazione di incentivi potrebbe concretizzarsi con l’assegnazione di “gettoni”, i cosiddetti token di utilità, gratuiti per le persone in cerca di lavoro;
  • questi “gettoni”, i “CpI-Token”, potrebbero essere utilizzati anche dagli altri utenti /partecipanti della piattaforma, per ottenere servizi specialistici, dati e informazioni, spazi virtuali, ecc. (Datori di lavoro, agenzie private, agenzie pubblicitarie, ecc.);
  • i token di utilità potrebbero anche essere assegnati come bonus di ingresso ai candidati/aventi diritto, qualora assunti dal nuovo datore di lavoro;
  • anche i CpI potrebbero utilizzare i token come valore di scambio nei contronti di Istituti di Ricerca che richiedessero macroanalisi ai fini di intelligence, ecc.

Ulteriori applicazioni dei CpI token all’interno della piattaforma potrebbero includere:

  • Recruiter-to-Recruiter “Splits” – I token avrebbero una funzione di deposito a garanzia per consentire il pagamento garantito di tutte le incentivazioni remunerate sulla rete.
  • Recruiter Direct Job Postings – Le agenzie private possono offrire token come incentivi per indirizzare più traffico verso le loro offerte.
  • Comunicazione e Pubblicità – I responsabili delle assunzioni e i professionisti delle risorse umane possono pubblicare opportunità di lavoro e richieste utilizzando i token.
  • Incentivazione della proattività – AI candidati/aventi diritto, ma anche ai recruiter e ai datori di lavoro può essere concesso di ricevere token presentando curriculum o intraprendendo altre azioni critiche durante il ciclo di vita del reclutamento. Inoltre, in generale, il token può essere utilizzato come parte di un programma di incentivazione per i reclutatori, pubblici e privati.

Il “circuito dei CpI-token” si configurerebbe come un closed loop (non è un sistema di pagamento), ovvero un sistema chiuso di riconoscimento dei contributi e dei ruoli degli attori accreditati all’ecosistema, che potrebbe:

  • far crescere una workforce community, che può valorizzare le proprie storie lavorative personali segnalando reciprocamente opportunità basate sulla conoscenza dei set di abilità nel rispetto della privacy;
  • abilitare un’economia del mercato del lavoro dove le aziende risparmiano sui costi di reclutamento e i candidati sono incentivati da meccanismi endogeni allo stesso.

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di Paolo Marizza, Docente Deams UniTS e Cofounder Innoventually