Reti d’imprese, piacciono alle Pmi italiane

di Noemi Ricci

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Reti d'imprese: 33 i contratti di rete registrati alle Camere di Commercio, per superare i limiti dimensionali delle Pmi pur mantenendo la propria indipendenza.

Bilancio positivo per le reti d’imprese: i contratti di rete stipulati tra Pmi e registrati presso le Camere di Commercio italiane sono ad oggi 33, coinvolgendo oltre 200 imprese. Un risultato notevole, considerando che a gennaio i contratti erano solo 13, e a questi numeri vanno aggiunti i circa 15 altri contratti in via di definizione.

Una formula d’aggregazione che piace agli imprenditori italiani perché offre una buona spinta competitiva superando i limiti dimensionali delle Pmi, pur mantenendo inalterata la propria indipendenza.

Se l’unione fa la forza, le imprese di tutti i settori stanno comprendendo le potenzialità del “fare rete“. A rimarcare il fenomeno che sta prendendo tra le piccole e medie imprese italiane è stato il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello: «la massa critica per competere sui mercati globali si può raggiungere soltanto mettendo in comune risorse e competenze». In questo modo si lascia «intatta la capacità produttiva e commerciale delle singole imprese» ma si condividono le strategie.

Molte le iniziative intraprese a riguardo, non ultime le agevolazioni fiscali per chi sottoscrive un contratto di rete. Anche la Ue ha dato il suo benestare al sistema di agevolazione italiano alle reti d’impresa.

A livello di Regioni sono numerose le azioni intraprese in questo senso: la Lombardia ha stanziato 24 milioni di euro per i bandi che arriveranno tra maggio e giugno relativi al programma Ergon che sostiene chi avvia progetti volti all’aggregazione fra imprese, enti di ricerca e associazioni; anche in Puglia sono state avviate economie di scala altrimenti impossibili: «insieme riusciamo a permetterci sistemi dal prezzo inaccessibile per una piccola azienda», ha spiegato Leonardo Diaferia, presidente di una delle cinque Pmi hi-tech che hanno formato una delle reti pugliesi; il fatturato è cresciuto per tutti con punte del 40% perché «ogni impresa è specializzata e autonoma e non ci sono problemi di concorrenza», come ha testimoniato il presidente di “Racebo”, rete di dieci imprese dell’Emilia Romagna attive nell’automotive.

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