Pmi: in aumento le imprese IT, non i manager

di Alessandro Vinciarelli

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Le imprese hi-tech sono raddoppiate negli ultimi 5 anni, mentre i manager IT sono scesi del 25% nella Capitale. Le figure di gestione costano e spesso le Pmi rinunciano alla competitività per ridurre le spese

Nel corso degli ultimi cinque anni, compreso questo particolare biennio di crisi, il numero delle aziende ad alto fattore tecnologico ha subito un incremento che si avvicina al 100% nella Capitale. L’innovazione è stata infatti il traino dell’economia e dell’occupazione, riuscendo a mantenere in vita nonostante la crisi un notevole numero di Pmi.

Allo stesso tempo, tuttavia, le risorse manageriali presenti nelle aziende sono scese del 25% nel corso del 2009 e hanno continuato a perdere forza lavoro anche nel primo quadrimestre 2010.

La crisi non ha quindi risparmiato gli executive che, secondo il rapporto SRDAI (Unione degli Industriali e delle imprese di Roma), hanno registrato circa mille risoluzioni del rapporto di lavoro.

Da sola, l’ICT ha contribuito con quasi il 50% delle rinunce all’occupazione dirigenziale, seguito dai settori del Trasporto e Servizi (12%) e dell’Energia (12%).

A rinunciare ai dirigenti sono le Pmi, che scelgono di perdere qualche manager per ridurre le spese e i costi del personale. Una tendenza pericolosa – secondo il rapporto – in quanto esistono «strumenti, anche innovativi, per far sì che il costo per le imprese sia assolutamente sopportabile, specie se rapportato ai vantaggi» in termini di competitività sul territorio nazionale e internazionale.

Il messaggio è quello di investire in modo selettivo ma efficace, considerando i benefici che le figure manageriali possono portare all’azienda anche nel breve periodo, e non solo benefici direttamente economici ma anche di ricchezza generale e di occupazione.

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