Welfare: dipendenti italiani fedeli ma insoddisfatti

di Francesca Vinciarelli

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Barometro Edenred-Ipsos 2013 su benessere e motivazione dei dipendenti: in Italia la crisi mette a tacere l'insoddisfazione professionale implicando una fedeltà obbligata al datore di lavoro.

Lavoratori italiani fedeli al datore di lavoro.. in mancanza di alternative, visto che la crisi ha incrementato a dismisura le paura di restare disoccupati: a temere per il posto è l’esatta metà dei dipendenti (+21% rispetto al 2008).

Nella maggior parte (73%), gli Italiani si dichiarano insoddisfatti del potere d’acquisto del proprio stipendio – a differenza dei lavoratori del Nord Europa (in Germania la percentuale scende al 33%) – ma il problema è che manca l’alternativa: per  il 70% sarebbe difficile trovare un’occupazione equivalente.

E’ quanto emerso dal Barometro Edenred-Ipsos 2013 sul benessere e la motivazione dei dipendenti europei.

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Welfare inadeguato

La mancanza di alternative di lavoro causata dalla crisi porta dunque con sé un aumento dell’insoddisfazione professionale, con la diffusa sensanzione di dedicare troppo tempo al lavoro.

Tanto più che il 52% è insoddisfatto anche del riconoscimento ricevuto a fronte del proprio impegno.

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In Italia la percentuale dei lavoratori frustrati è alta: solo il 29% dichiara una qualità di vita sul posto di lavoro con valutazione da 8 a 10.

Gran parte dei dipendenti italiani giudica insufficienti le azioni del proprio datore di lavoro rispetto alle politiche di gestione dei talenti o alla trasmissione delle competenze (37% in Italia), ma anche riguardo al benessere sul luogo di lavoro (34% in Italia).

Gestione dei talenti

In paesi come Germania e Belgio si registra maggiore equilibrio tra impegno e aspettative, grazie ad ambienti di lavoro più adeguati. Il più resistente alla crisi è il modello anglosassone, basato su politiche di gestione HR orientate al benessere in azienda e alla crescita professionale.

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Il risultato è una migliore percezione nei confronti delle prassi di gestione aziendale: per il 55% dei dipendenti inglesi, i lororesponsabili sono capaci di investire nello sviluppo delle competenze di valorizzare la performance collettiva (49% tra gli italiani).