La PA italiana paga in ritardo rispetto all’UE

di Marianna Di Iorio

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Una ricerca dell'Ufficio Studi di Confartigianato pone in evidenza i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione italiana

In Italia i tempi medi di pagamento della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese private fornitrici di prodotti e servizi arrivano a 138 giorni, mentre nei paesi dell’Unione europea il tempo medio è di 68 giorni.

Si tratta di un risultato della ricerca condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle conseguenze che hanno, per le imprese italiane, i ritardi di pagamento della PA.

L’indagine ha rilevato che i 70 giorni di ritardo rispetto alla media europea costano agli imprenditori italiani 1,2 miliardi di euro l’anno, principalmente perchè, a causa dei problemi di liquidità, le imprese devono ricorrere a prestiti bancari per finanziarsi. Soltanto il Portogallo si colloca sopra l’Italia occupando, con i suoi 155 giorni, il primo posto della classifica, mentre la Spagna si colloca in terza posizione con 117 giorni.

Se si considerano le regioni con gli oneri più alti per le imprese, in prima posizione si colloca la Lombardia dove i ritardi della Regione e degli Enti locali provocano un costo per le aziende pari a 148,7 milioni di euro, mentre al secondo e terzo posto ci sono il Lazio con 94,7 milioni di euro e l’Emilia Romagna con 81,5 milioni.

I ritardi incidono, inoltre, soprattutto sulle piccole e medie imprese, considerando che per il 28,7% si tratta di un problema che ostacola lo sviluppo dell’attività.

«La Pubblica Amministrazione colpisce due volte gli imprenditori: la prima con il fardello di adempimenti burocratici che costa ogni anno alle aziende 13,7 miliardi di euro. La seconda con i ritardi di pagamento. I problemi si aggravano per le piccole imprese che si trovano strette in una morsa fatta di oneri finanziari, oneri amministrativi per disincagliare i crediti in sofferenza, perdite di tempo, costi legali per ottenere la riscossione del credito agendo per via giudiziaria», così ha commentato Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato.