Famiglie imprenditoriali: meglio il ‘fai-da-te’

di Marianna Di Iorio

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Secondo uno studio condotto dalla Cattedra AIdaF-Alberto Falck, gli imprenditori italiani preferiscono non ricorre a figure esterne per gestire il patrimonio aziendale

Le famiglie imprenditoriali italiane preferiscono gestire da sole, o con la propria famiglia, il patrimonio aziendale.

Infatti, secondo lo studio sulla “Gestione del patrimonio finanziario delle famiglie imprenditoriali italiane”, condotto dalla Cattedra AIdaF-Alberto Falck di Strategia delle Aziende Familiari dell’Università Bocconi e presentato questa settimana, l’81% degli intervistati dichiara di gestire da solo o con un parente stretto il patrimonio della sua azienda, mentre il 35% punta a preservare il capitale e il 22% mira al rendimento di lungo periodo.

In questo quadro emerge, dunque, che la delega a persone esterne è limitata e che gli investimenti evidenziano un’avversione nei confronti del rischio. «Si tratta di un universo di analisi estremamente interessante, rispetto al quale la teoria finanziaria sa pochissimo», ha commentato Andrea Beltratti, coordinatore della ricerca presso l’Università Bocconi.

Nel 37% dei casi, inoltre, è l’imprenditore che gestisce, consultando la famiglia, gli obiettivi della società, mentre il 29% utilizza consulenti esterni e sempre il 29% entrambi.

Se si fa riferimento, in particolare, agli obiettivi da raggiungere, il 35% considera importante preservare il capitale, il 32% vuole diversificare gli investimenti, mentre il 22% preferisce la ricerca di un rendimento di lungo periodo.

«I risultati confermano che gli investitori-imprenditori sono attenti e dispongono di un elevato orizzonte temporale. Una caratteristica che consente loro di valutare al meglio i mercati e le gestioni nella giusta ottica di medio-lungo periodo, senza lasciarsi troppo influenzare dalle dinamiche di breve periodo», ha aggiunto Beltratti.