Pmi in Confindustria: domani il voto

di Noemi Ricci

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Si voterà il 22 ottobre per l'integrazione di Api e Upi (Confindustria): tra i pro, il maggior peso delle aziende nei confronti degl istituti di credito, tra i contro il destino delle microimprese

«Lo scenario economico attuale, più competitivo e difficile, richiede alle associazioni di dare risposte più forti e autorevoli, con livelli di servizio sempre più elevati e allineati alle nuove sfide che le imprese si trovano a vivere».

Questi i presupposti alla base della possibile fusione in un unico gruppo di oltre mille imprese, il 95% delle quali Pmi.

Si vota infatti domani per l’incorporazione dell’Associazione piccole imprese (Api) nell’Unione parmense degli industriali (Upi).

Non tutti sono d’accordo: se l’Upi assorbisse l’Api, sullo scenario di mercato si avrebbe «una nuova Confapi Parma rivolta a tutti quelli che non si riconosceranno in una fusione per incorporazione», ha dichiarato il presidente di Unionapi Emilia Romagna, Alfeo Carretti.

I dubbi riguardano soprattutto la tutela delle realtà più piccole, che versano quote associative molto basse, rispetto invece alle grandi imprese partecipanti.

E contro chi afferma che l’aggregazione darà maggior peso alle aziende associate nei confronti degli istituti di credito, Cerretti risponde che Confapi e Confindustria partecipano già a livello regionale partecipa a Fidindustria, sede in cui tre esponenti di Api e tre di Confindustria si occupano di tutelare le aziende sul fronte del credito bancario.

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