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Partite IVA: gli emendamenti in Parlamento al Ddl Lavoro

di Francesca Vinciarelli

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In sintesi, tutti gli emendamenti al Ddl di riforma del lavoro che mirano a non penalizzare indiscriminatamente tutti i professionisti a partita IVA che forniscono consulenza alle aziende.

Presentati in gran numero gli emendamenti al Ddl di riforma del lavoro – in discussione in Parlamento – che riguardano le partite IVA: il Governo ha infatti dichiarato guerra aperta alle false collaborazioni di consulenti a partita IVA, che vedono professionisti svolgere in azienda un lavoro assimilabile a quello dipendente senza però alcun contratto a tempo indeterminato.

Negli emendamenti proposti viene richiesta la modifica dell’articolo 9 del Ddl (lotta alle “false partite IVA) e dell’articolo 36 (costi del lavoro), con quest’ultimo che prevede un costo maggiore sul fronte contributivo per i lavoratori iscritti alla Gestione separata.

Il pericolo sottolineato da imprese, autonomi e Ordini professionali è quello di penalizzare indiscriminatamente tutti i veri collaboratori e di non tenere conto delle situazioni particolari, colpendo indiscriminatamente tutto il mondo delle partite IVA.

False partite IVA: art. 9 Ddl Lavoro

Sull’articolo 9, che riguarda le false partite IVA gli emendamenti sono stati presentati da Valditara, DeLuca, Baldassarri, Germotani (FLI); Menardi (Coesione Nazionale); Mazzatorta, Maraventano (Lega Nord); Sacconi (PDL) per chiedere la soppressione completa dei punti 9.1-9.2-9.3-9.4, mantenendo quindi lo stato attuale senza controllo su eventuali abusi da parte di imprese e lavoratori.

L’idea è che si possa agire su questo fronte con un successivo intervento.

Per il punto 9.5 Valditara, DeLuca, Baldassarri, Germotani (FLI) propongono criteri meno stringenti per determinare quando la collaborazione a partita IVA nasconde mansioni da dipendente, ad esempio richiedendo che si verifichino contemporaneamente tre condizioni: più di un anno di collaborazione; mono-committenza al 100%; postazione e orari fissi.

Similmente, un altro emendamento presentato da PDL, FLI, PD e Coesione Nazionale chiede che i tre criteri attualmente previsti vengano usati congiuntamente.
Morra, Spadone, Urbani, Scarabosio del PDL chiedono che venga aggiunto anche un criterio di reddito annuo minore di 20mila euro, per limitare il controllo ai casi in cui è più probabile l’abuso.

Ichino, Ghedini e Nerozzi del PD propongono modifiche al punto 9.35, facendo sì che non si configuri come falsa partita IVA quella dei professionisti con redditi superiori del 120% rispetto al minimo contrattuale dei dipendenti con mansione analoga.

Gestione separata: art.36 Ddl Lavoro

Menardi di Coesione Nazionale chiede la soppressione dell’articolo 36 che introduce un aumento contributivo per i lavoratori iscritti alla Gestione separata.

Sacconi del PDL chiede contributi ridotti al 24% per i professionisti, lasciando inalterato l’aumento dei collaboratori al 33% e introducendo un aumento al 33% per i collaboratori pensionati e dipendenti.

In alternativa per Sacconi si potrebbe lasciare al 27% la contribuzione dei professionisti, come richiesto da Amato del PD, mantenendo l’aumento dei collaboratori al 33%.

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