Progetto VIS: l’impatto dell’ICT breakdown

di Tullio Matteo Fanti

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L'adozione dell'ICT, rovescio della medaglia, espone ogni settore produttivo al rischio breakdown dei sistemi informativi. Il Progetto VIS nasce per studiarne l'impatto e i potenziali danni nei diversi Paesi Europei

Il progetto VIS valuta l’impatto e i potenziali danni – anche per le aziende – causati da un inatteso breakdown dei sistemi informativi di Irlanda, Italia, Lussemburgo, Romania, Spagna ed Europa. I primi risultatisono stati raccolti in un report e presentati a Bruxelles.

Lo studio, realizzato dalla Fondazione FORMIT e co-finanziato dalla Commissione Europea, rivela un impatto variabile nei diversi cenari nazionali, a seconda della diffusione delle tecnologie in ambito socio-economico e della struttura produttiva.

L’Italia risulta il secondo paese più vulnerabile per quanto riguarda il calo di efficienza nel settore Computer e attività correlate: il cosiddetto “breakdown” di un solo decimo dei suoi sistemi informativi comporterebbe una contrazione dei servizi connessi alle tecnologie dell’11,01%.

Il valore sale all’11,72% nel caso della Romania mentre scende al 10,72% per quanto riguarda Lussemburgo, al 10,13% nel caso della Spagna e al 9,80% per quanto riguarda l’Irlanda. Se lo stesso breakdown avvenisse a livello europeo, la perdita sarebbe quantificabile in 10,36 punti percentuali.

Il modello VIS è in grado di stimare inoltre l’impatto sull’economia nel suo complesso; un breakdown in grado di coinvolgere un decimo delle tecnologie impiegate nei processi produttivi, per un solo giorno, causerebbe al nostro paese perdite pari ad oltre 70 milioni di euro.

Lo stesso danno comporterebbe inoltre una una perdita dell’ output della ricerca scientifica (-1,87%), delle telecomunicazioni (-1,38%) e del settore finanziario (-1,25%).

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