Censis: professioni e sviluppo nel 2008

di Noemi Ricci

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Rapporto Annuale Censis 2008: focus su situazione sociale in Italia, lavoro, professionalità, rappresentanze e soggetti economici dello sviluppo

Il Rapporto Annuale Censis 2008 traccia la Situazione sociale del Paese: si parla di Lavoro, professionalità e rappresentanze ma anche sviluppo economico, società italiane e crisi economica, formazione, comunicazione, territorio e reti.

In tema di occupazione, aumentano le persone in cerca di lavoro nel primo semestre 2008 (20,6%). Cresce anche la frequenza dei conflitti di lavoro, passando da 545 casi a 654. Una situazione di stress forse fonte delle tipologie di contratto: troppi timori sulla propria stabilità lavorativa, che si avvertono anche tra le posizioni più in alto nella gerarchia professionale e reddituale.

Tra l’altro, i cosiddetti lavori flessibili sono cresciuti del 3,6% dal 2004 al 2007, coinvolgendo l’11,9% degli occupati, principalmente giovani e donne.

Qualche buona notizia? L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di Pmi esportatrici: circa 200mila le aziende che hanno esportato beni e servizi, specie nel settore manifatturiero (80%), per un valore di 448 miliardi di euro.

Ammontano a 70,7 miliardi di euro, invece, le agevolazioni concesse alle imprese tra il 2000 e il 2007 così suddivisi: 17,4 miliardi (24,7%) per attività di ricerca e sviluppo tecnologico e 38,7 miliardi (54,9%) per il rinnovo di macchinari, attrezzature e immobili. Un valore ancora non sufficiente a colmare il gap con gli altri Paesi europei.

Dall’indagine Censis si evince una minoranza di aziende manifatturiere con meno di 20 addetti delle imprese orientate ad innovarsi mediante l’ampliamento della gamma dei prodotti (28,7% ) ed il miglioramento della funzione logistica (24,7%).

Tra le aziende manifatturiere e di logistica con più di 20 addetti il 56,2% dichiara una previsione di investimenti finalizzati al potenziamento della funzione commerciale, il 48,3% all’ampliamento della gamma dei prodotti, il 43% al miglioramento della funzione finanziaria.

Tra gli emigranti emerge la tendenza a sviluppare attività autonome, un lavoratore migrante su 5 svolge infatti un’attività autonoma in Italia. Il tasso di crescita tra il 2006 e il 2007 del numero di imprese il cui titolare è un emigrato è del +10,2% (+ 65,5% tra il 2003 e il 2007).

Tra le maggiori difficoltà avvertite dai titolari stranieri la scarsa dimestichezza con gli strumenti finanziari e creditizi italiani: nessun rapporto con le banche per il 30% di loro, mentre investe con continuità solo il 15% e occasionalmente il 27%.

Gli imprenditori stranieri sembrano però soffrire meno la crisi, meno dell’8% di loro ha 6 o più rate scadute e non pagate contro una percentuale nostrana del 5%.

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