È una sorta di ribaltamento della questione legata all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro quello proposto dal segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, al XIX Congresso del sindacato confederale (Padova, 2-4 luglio 2026): se l’IA aumenta la produttività, quei guadagni devono ricadere anche sui lavoratori e non solo sui profitti d’impresa. «Quando, grazie all’IA, aumenterà la produttività, chi ne trarrà benefici?» è la domanda retorica del leader confederale. La risposta della UIL è la redistribuzione, a partire dall’obiettivo prioritario di «ridurre l’orario a parità di trattamento economico».
Tradotto: l’aumento di produttività generato dall’IA deve finire anche nella busta paga dei lavoratori e non solo nei profitti delle imprese, trasformando così la paura della sostituzione tecnologica in una virtuosa redistribuzione di ciò che le macchine producono in più.
Le dieci proposte UIL per governare l’IA
Per Bombardieri l’IA è «una grande rivoluzione nel mondo del lavoro» da portare al confronto con la politica, e chiede una «strategia sociale e industriale» che ne governi la direzione. Il documento consegnato a Governo e parti datoriali raccoglie dieci proposte per governare l’IA nel lavoro senza frenarne lo sviluppo. La cornice regolatoria di riferimento è la legge italiana sull’intelligenza artificiale, che il sindacato chiede di integrare con contrattazione e partecipazione.
- informazione preventiva, consultazione e contrattazione prima dell’introduzione dei sistemi, con valutazione di impatto algoritmico;
- controllo umano effettivo sulle decisioni, con spiegabilità e diritto di contestazione per il lavoratore;
- certificazione della sostenibilità algoritmica, con premialità pubbliche riservate a chi usa l’IA in modo etico;
- diritto soggettivo alla formazione continua sull’IA durante l’orario di lavoro;
- un fondo nazionale per la transizione all’IA a sostegno dei settori e dei lavoratori più esposti;
- redistribuzione della produttività in salario, tempo e qualità del lavoro, fino alla riduzione dell’orario a parità di retribuzione;
- sovranità tecnologica, con campioni nazionali, modelli linguistici nativi e centri di ricerca applicata;
- tutela del patrimonio nazionale dei dati e creazione di spazi dati sicuri;
- modifica dell’articolo 3 Legge 604/1966 sul giustificato motivo oggettivo di licenziamento, per proteggere chi è colpito da automazione e IA;
- condizionalità delle risorse pubbliche legate all’IA al rispetto dei diritti dei lavoratori.
No all’IA come giustificato motivo di licenziamenti
Sul fronte occupazionale la proposta più netta riguarda i licenziamenti: la revisione dell’articolo 3 della legge 604 del 1966 punta a impedire che automazione e IA diventino un giustificato motivo oggettivo di recesso. Il caso dei call center, dove l’automazione erode le mansioni più standardizzate, mostra sul terreno il rischio che la UIL chiede di governare a monte.
Per la UIL contrattare l’algoritmo è il cuore operativo della proposta: ogni sistema di IA incorpora scelte organizzative che incidono su mansioni, carichi e percorsi professionali, e va discusso prima dell’implementazione con informazione preventiva, audit indipendenti e supervisione umana. Il documento chiede il divieto di decisioni esclusivamente automatizzate su assunzioni, licenziamenti e sanzioni disciplinari.
No alla disoccupazione tecnologica
La UIL chiede che l’aumento di produttività generato dall’intelligenza artificiale si traduca anche in una maggiore qualità del lavoro. Il perno della proposta è la riduzione dell’orario a parità di salario, presentata come risposta a una tecnologia che produce di più con meno lavoro umano diretto.
«Se le macchine producono di più, i lavoratori devono lavorare meno e vivere meglio», è il principio indicato da Bombardieri. Il rischio opposto che il segretario segnala sono profitti concentrati nelle imprese, salari fermi e meno occupati; per questo la UIL vuole «discutere di come redistribuire la ricchezza».
Il ragionamento delle tesi congressuali tiene insieme due esigenze: redistribuire il valore prodotto ed evitare quella che la UIL chiama disoccupazione tecnologica.
Bombardieri chiede alla politica un contributo per «disegnare il futuro piuttosto che gestire le macerie» di un processo lasciato al solo mercato.
Rivendicazioni di lungo corso
La richiesta di ridurre l’orario a parità di paga non nasce con l’IA. Le tesi ricordano che se ne parlava in UIL già oltre cinque anni fa, e al XVIII Congresso del 2022 la Confederazione chiedeva la riduzione dell’orario di lavoro a parità di trattamento economico per migliorare la qualità della vita e redistribuire il lavoro. L’IA rilegge quella rivendicazione, offrendole un fondamento economico nuovo.
A sostegno del percorso, la UIL richiama un comitato scientifico attivo da circa due anni, che ha accompagnato l’organizzazione in un lavoro di alfabetizzazione sull’IA e di supporto all’attività negoziale. La linea che il sindacato porta ai tavoli è quella di orientare e condizionare l’innovazione, non di subirla.