Eurozona, a picco la fiducia delle imprese

di Chiara Bolognini

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Secondo i dati ISAE, ISTAT e Confindustria, crolla la fiducia delle imprese e frena l'economia dell'Eurozona. Anche per l'Italia si prospetta un estate "con nubi all'orizzonte"

La fiducia delle imprese dell’ Eurozona, in particolare del settore manifatturiero, è ai minimi storici: lo rivela l’ultimo rapporto ISAE, l’Istituto di studi e analisi economica.

Le valutazioni più pessimistiche riguardano lo stato attuale della domanda, il livello delle scorte e le prospettive future della produzione.

Se si guarda ai principali Paesi, il calo maggiore si registra in Germania ed in Francia, mentre si rileva un leggero miglioramento in Spagna.

E in Italia? Le note ISTAT diffuse ieri sullo scenario industriale del Paese a giugno 2008 evidenziano un calo della produzione del 4,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La variazione congiunturale rimane comunque positiva (+0,1%), senza discostarsi dai dati ISAE ma confermando le stime al ribasso di luglio del note Centro Studi Confindustria.

La debolezza di fondo del mercato italiano non lascia quindi ben sperare per i prossimi mesi, soprattutto alla luce del mancato traino dell’Export nel quadro europeo.

Al di fuori dell’area “euro”, il Paese più sfiduciato è il Regno Unito, che si attesta sui livelli più bassi degli ultimi sedici anni.

Nel dettaglio, secondo i dati della Commissione Europea raccolti e analizzati dall’ISAE, la fiducia scende in Germania, portandosi a -5 (da -2), in Francia (da -6 a -11), ma si alza di un punto in Spagna (da -17 a -16); al di fuori dell’Area Euro, la fiducia peggiora nel Regno Unito (da -2 a -8).

Le valutazioni sull’andamento degli ordini peggiorano in tutte le principali economie dell’area euro: in Germania (da -2 a -5), in Francia (da -9 a -15), Spagna (da -21 a -28, sui minimi dal giugno del 1996); nel Regno Unito il saldo torna a deteriorarsi, passando da 2 a -5.

Analogamente, anche le attese a breve termine sulla produzione risultano più pessimistiche nelle principali economie, ad eccezione della Spagna: il saldo passa infatti da 3 a -1 in Germania, da 6 a 2 in Francia, ma da -9 a -5 in Spagna (sui livelli più bassi dall’ottobre 2003); nel Regno Unito il saldo passa da 1 a -5.