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Riforma Pensioni, nuovo piano del Governo

di Barbara Weisz

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A maggio una proposta di Riforma Pensioni del Governo, con diverse formule di pensione anticipata finanziate anche da banche e imprese: tutte le anticipazioni.

Pensione anticipata per necessità, disoccupati troppo giovani per ritirarsi, ristrutturazioni aziendali: sono i tre casi a cui sta lavorando il Governo in materi di Riforma Pensioni, da far confluire in un documento previsto per maggio. In sostanza, c’è un’accelerazione improvvisa sul fronte flessibilità in uscita: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha annunciato il position paper che definirà la linea dell’Esecutivo e fungerà da base di discussione. Sulle tempistiche della Riforma Pensioni vera e propria non ci sono certezze, ma sembra probabile che non si andrà oltre la prossima Legge di Stabilità 2017.

=> Riforma pensioni: ipotesi di intervento bancario

Secondo le anticipazioni, l’Esecutivo prevede diverse soluzioni a seconda del caso:

  • Pensione anticipata volontaria: prepensionamento da tre anni prima (rispetto agli attuali 66 anni e 7 mesi) con un meccanismo di prestito privato. Il lavoratore percepirebbe un trattamento (finanziato dalle banche ma erogato dall’INPS), da restituire nel momento in cui matura la pensione e proporzionale agli anni di anticipo, con una decurtazione dell’assegno previdenziale, anche sulla parte retributiva (su quella contributiva avviene automaticamente), dal 15 al 30%, progressivo rispetto al reddito pensionistico.
  • Disoccupato non pensionabile perché troppo giovane: riceverebbe un trattamento finanziato dallo Stato.
  • Esubero per ristrutturazione aziendale: sarebbe l’impresa a finanziare il trattamento per gli anni che mancano al lavoratore per andare in pensione.

Questo lo schema di base, sul quale i tecnici sono al lavoro. L’obiettivo dichiarato è quello di introdurre nuove forme di flessibilità in uscita, che rendano meno rigidi i paletti della Riforma Fornero senza gravare eccessivamente sulle casse dello Stato: le precedenti proposte presentate da varie parti (ad esempio, quella del presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano) costavano da 5 ai 7 miliardi, mentre l’Esecutivo vorrebbe avvicinarsi alle cifre contenute nel piano INPS (Non per cassa ma per equità), che prevedeva un costo iniziale intorno a 1,5 miliardi. Il risparmio non arriverebbe da tagli ai trattamenti in essere o eccessive penalizzazioni sulla pensione maturata ma dall’intervento del privato (le banche). In pratica, si punta a creare una sorta di mercato del prestito previdenziale.

Il documento in preparazione conterrà poi novità sul fronte della previdenza integrativa da promuovere in particolare fra i giovani, e misure per particolari categorie di lavoratori (ad esempio, lavori usuranti). E non si escludono nuovi interventi per allungare l’Opzione Donna (possibilità di ritirarsi in anticipo accettando il calcolo della pensione interamente contributivo), e per potenziare istituti come il part-time per la pensione recentemente introdotto con la Legge di Stabilità.

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