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Prestazioni INPS: bocciato il piano di riforma

di Barbara Weisz

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No del Governo al Piano di Riforma Pensioni INPS: assegno per disoccupati sopra i 55 anni finanziato con tagli alle pensioni superiori a 3500 euro e flessibilità in uscita.

Un assegno sociale per i disoccupati ultra55enni senza requisiti per la pensione (finanziato con il taglio di 250mila pensioni d’oro (sopra i 3.500 euro al mese in media),e dei vitalizi dei parlamentari) e flessibilità in uscita con  decurtazione fino al 10% dell’assegno previdenziale: sono i punti cardine del piano di riforma del presidente dell’INPS, Tito Boeri, su cui il Governo ha già espresso parere negativo. In particolare, sul taglio delle pensioni già in essere superiori a sette volte il minimo. Vediamo tutto.

=> Taglio pensioni d’oro e sussidio esodati: riforme INPS

La proposta di Boeri è contenuta in un documento pubblicato sul sito dell’INPS, di fatto un piano articolato di Riforma Pensioni intitolato “Non per cassa, ma per equità“. Viene proposta l’istituzione di un trattamento di inclusione attiva per chi resta disoccupato dopo i 55 anni trovandosi senza stipendio e senza pensione, un assegno di 500 euro mensili. Obiettivo:

«abbattere la povertà, riducendola almeno del 50% fra chi ha più di 55 anni di età».

Si tratta di una fascia di età particolarmente colpita dalla crisi degli ultimi anni: fra gli ultra55enni, si legge nel rapporto, la povertà negli ultimi sei anni è più che triplicata. Il reddito minimo sarebbe di 400 euro al mese nel 2016 e 2017, per salire a 500 euro nel 2018.

La misura viene finanziata con un taglio alle pensioni d’oro e ai vitalizi dei politici già in corso di erogazione. Si tratta di una decurtazione per i trattamenti superiore a sette volte il minimo: in tutto, 326mila assegni, di cui 202mila di importo compreso tra 3mila500 e 5mila euro, 99mila404 dai 5 ai 7mila euro e 24mila 491 pensioni sopra i 7mila euro al mese. Di queste 326mila pensioni, 130mila509 fanno capo all’ex Inpdap (dipendenti pubblici), 106mila 818 appartengono al fondo lavoratori dipendenti e 68mila921 alle contabilità separate.

Il Governo ha già comunicato la propria contrarietà rispetto a questa proposta:

«si mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi».

Sono invece definite “utili” le misure per la flessibilità in uscita proposte da Boeri, anche se sul tema è aperto un ampio dibattito, con una serie di diverse proposte sul tavolo e l’esecutivo che resta comunque sulla posizione di un rinvio della Riforma Pensioni al 2016.

=> Riforma Pensioni 2016: impegno su flessibilità in uscita

La proposta Boeri consiste nella possibilità di andare in pensione a 63 anni e sette mesi di età, con almeno 20 anni di contributi, con una penalità per gli anni di anticipo che può andare dal 3 al 10%. Nel dettaglio, si abbasserebbero del 9,4% le pensioni di chi sceglie il massimo anticipo possibile, ritirandosi quindi a 63 anni e sette mesi esatti, mentre il taglio si riduce di un 3% per ogni anno, arrivando quindi al 6,5% per chi si ritira a 64 anni e sette mesi, e al 3,3% a 65 anni e sette mesi.

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