Donne lavoratrici: indipendenti e non discriminate

di Marianna Di Iorio

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La fotografia scattata da Manpower rivela una donna indipendente che non rinuncia alla famiglia e non è discriminata rispetto ai suoi colleghi uomini

Le donne italiane che lavorano vogliono fare carriera quanto i loro colleghi maschi, hanno bisogno di avere maggiori responsabilità, hanno raggiunto presto l’indipendenza economica e sanno conciliare bene le esigenze familiari con quelle professionali.

Lo rivela uno studio, reso noto ieri, realizzato da Manpower a maggio 2007. In particolare, l’indagine è stata condotta su un campione di 250 donne tra dirigenti, quadri, impiegate e operaie di aziende di ogni dimensione e con un’età compresa, per la maggior parte, tra i 25 e i 44 anni.

Il 74,5% delle donne intervistate, contrariamente a quanto si pensi in realtà, ha dichiarato di non aver incontrato difficoltà nel trovare il primo impiego e un numero consistente di loro non pensa che ci siano discriminazioni sessuali in ambito professionale.

Ci sono, invece, delle difficoltà per quanto riguarda l’avanzamento di carriera e la diversa attribuzione di responsabilità rispetto agli uomini. Soltanto una piccola parte delle intervistate lamenta delle discriminazioni per quel che concerne la retribuzione.

Se si considerano le mamme lavoratrici, il 50% ha dichiarato che i figli non hanno avuto nessun riflesso sulla propria carriera professionale, il 35,4% ha affermato di aver incontrato alcune difficoltà, mentre il 13,3% ha avuto notevoli problemi. Ad ogni modo, il 55% non ha figli perchè non sente il desiderio di averli.

Secondo Stefano Scabbio, presidente di Manpower Italia, i risultati emersi sono «un segnale importante per la nostra economia, perchè mostrano per la prima volta un Paese che sta cambiando. Un’Italia dove le donne stanno conquistando i riconoscimenti professionali che meritano, dimostrando di essere elemento portante della forza lavoro nazionale. Manpower riconosce in questi dati i propri obiettivi e la propria realtà aziendale, dove le donne ricoprono più di un terzo delle cariche direttive e costituiscono l’81% delle risorse impegnate».