Delocalizzazione per Pmi: l’Ungheria

di Francesca Pietroforte

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Il processo di modernizzazione che negli ultimi anni sta interessando l'Ungheria dovrebbe far gola a molte piccole e medie imprese italiane.

Le buone opportunità di business per le Pmi italiane in Ungheria sono confermate dal continuo aumento delle esportazioni nostrane nel Paese magiaro che, oltre a settori quali la Metallurgia (al primo posto con il 19,3%) e Meccanica strumentale (15,2%) sta conoscendo una stagione di risveglio per i comparti Elettrotecnica ed Elettronica (11,5% del totale delle esportazioni), in crescita nel 2010 di 20 punti rispetto al 2009.

Questo trend sta attraendo in primis le società della Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche (ANIE), che hanno da tempo intessuto rapporti con l’ambasciata italiana a Budapest e con l’Istituto nazionale per il commercio estero (ICE). Gli interessi per le nostre piccole e medie imprese sono molti, e le commesse milionarie.

Rinnovabili

Negli ultimi anni, infatti, il governo ungherese ha avviato un piano d’investimenti volto a promuovere le fonti rinnovabili e in particolare le biomasse.

Un esempio per tutti: nel Comune di Tatabànya, in collaborazione con la società di gestione dei rifiuti Ave Tatabànya Zrt è stato definito un progetto per la costruzione di una centrale a biogas che comporta un investimento complessivo di 8 milioni di euro.

ICT

Anche l’Unione Europea sta contribuendo a dare vita a un circolo virtuoso di investimenti in Ungheria: nell’ambito dei fondi stanziati per l’ammodernamento dei paesi membri meno avanzati, la UE ha stanziato un fondo da 308 milioni di euro per creare a Budapest il Centro europeo per l’innovazione.

Questo perchè in Ungheria l’ICT è in costante ascesa, con una crescita media annua del 6,5% dal 2003 al 2010 (tre volte la media europea), con stime di incremento ulteriore (10%) da qui al 2015. La spesa pubblica per l’Information Technology è pari al 7,5% del PIL e nei paesi vicini la tendenza è simile: gli investimenti statali in ICT segnano in Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania rispettivamente 5,6% 6,7% e 7,4% del PIL.

Trasporti

Altro nodo caldo è quello dei trasporti: l’Ungheria dispone di una rete ferroviaria piuttosto capillare, costituita da 7.727 chilometri di strada ferrata (al di sopra della media europea) ma di bassa qualità, visto che solo il 14,8% consente il trasporto in entrambe le direzioni e appena il 33,4% è elettrificata. Per risolvere il problema, il Governo ha deciso di investire 2,4 miliardi di euro per l’ammodernamento della rete, con immediata attenzione alle reti suburbane che consentono di collegare i grandi centri e alle tratte di lunga percorrenza.

Regime fiscale

Fin qui le motivazioni che stanno attirando in Ungheria le nostre Pmi, molte delle quali hanno già organizzato incontri con gli operatori locali. A questo punto è bene segnalare anche i limiti alle opportunità di business in questo paese, aspetti che potrebbero se non scoraggiare, per lo meno frenare gli investimenti in Ungheria.

L’Ungheria sconta una fra le imposte societarie più alte dell’Est Europa (16,7% dell’imponibile). Se i dividendi spettano a un socio estero, e non si adotta la convenzione contro le doppie imposizioni fiscali, si applica anche una ritenuta del 20% alla fonte. Stabilendo la sede legale o sedi secondarie in uno dei Comuni magiari, poi, è necessario pagare un’imposta locale sulle attività imprenditoriali prevista dalla legge 100/90, con una aliquota che varia dallo 0,1 al 2%.

Nonostante questo, però, le aziende di piccole dimensioni con fatturato fino a 90mila euro l’anno, possono contare su un regime fiscale semplificato (denominato Eva), che permette di applicare un’aliquota unica sul fatturato globale del 15%, considerando ottemperati gli obblighi derivanti dall’imposta societaria, dai dividendi e dal valore aggiunto.

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