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Lavoro: Job Act promosso dalla UE

di Barbara Weisz

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Analisi del Jobs Act di Matteo Renzi (segretario PD): garanzie nei contratti, semplificazioni per le aziende e sconti per le PMI. Tiepido il Ministro del Lavoro Giovannini, soddisfatta la Commissione UE.

Il Jobs Act di Matteo Renzi (segretario Pd) è stato accolto tiepidamente dal ministro del Lavoro Giovannini, molto meglio dal Premier Letta e ancor più da Bruxelles, con una promozione a pieni voti sugli spunti forniti: più meritocrazia e contratto di inserimento a tempo indeterminato, meno burocrazia e sconti IRAP, nuovo codice del lavoro e una legge sua rappresentatività sindacale e dei lavoratori nei cda delle aziende, piani industriali per ogni settore produttivo e focus sul Made in Italy. La presentazione del Jobs Act è in programma il 16 gennaio, ma intanto analizziamo la “bozza”, divisa in 3 parti: sistema, posti di lavoro, regole.

Il sistema

  • IRAP e costo energia per aziende (soprattutto PMI) ridotto del 10%.
  • Taglio delle tasse sul reddito da lavoro con risparmi vincolati da Spending Review.
  • Agenda Digitale: fatturazione elettronica, pagamenti online, investimenti in rete.
  • Meno burocrazia nei processi decisionali pubblici, niente obbligo di iscrizione a Camere di Commercio (sue funzioni assegnate a enti territoriali pubblici), certezza dei tempi del diritto amministrativo, obbligo di trasparenza per PA, partiti e sindacati (es.: sul bilancio), stop ai dirigenti a tempo indeterminato nel settore pubblico.

Nuovi posti di lavoro

Il Jobs Act prevede un piano industriale specifico per ognuno dei seguenti settori produttivi: Cultura, Turismo, Agricoltura e cibo, Made in Italy (Moda, Design, Artigianato), ICT, Green Economy, nuovo Welfare, Edilizia, Manifattura.

Le regole

  • Codice del lavoro tutto nuovo entro 8 mesi, per semplificare le regole esistenti.
  • Tipologie contrattuali ridotte (dalle attuali 40), per andare verso un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.
  • Reddito minimo per tutti i disoccupati: assegno per chi perde il lavoro, obbligo di formazione e accettazione di proposte di lavoro.
  • Rappresentatività sindacale e rappresentanti dei lavoratori nei CdA, con una legge ad hoc.
  • Più trasparenza ed efficienza nella formazione professionale (obbligo di rendicontazione online per formazione finanziata con denaro pubblico, criteri mericratici di valutazione delle agenzie di formazione, agenzia unica di coordinamento per i centri per l’impiego).

Iter del Jobs Act

Renzi ha avviato una discussione pubblica per accogliere «stimoli e riflessioni di addetti ai lavori e cittadini», che possono essere inviati all’indirizzo e-mail: matteo@matteorenzi.it. La premessa del documento, secondo Renzi: il paese «ha le risorse per essere leader in Europa e punto di attrazione nel mondo» e non deve «sprecare questa possibilità; abbiamo già sprecato la crisi, adesso non possiamo sciupare anche la ripresa». Quindi, propone una premessa “di merito”: «non sono i provvedimenti di legge che creano lavoro, ma gli imprenditori. La voglia di buttarsi, di investire, di innovare» e «per farlo c’è bisogno di una visione per i prossimi anni e di piccoli interventi per i prossimi mesi».

Reazioni

Critico è il ministro Giovannini con due appunti: il piano di Renzi comporta «investimenti consistenti» e la proposta sui contratti «va dettagliata meglio». Giovannini cita analoghe proposte passate: quella Boeri-Garibaldi (unico contratto per tutti, inserimento di tre anni con diritto a licenziare dietro indennizzo monetario e poi stabilizzazione); quella Ichino (indeterminato più flessibile nei primi anni e meno costoso). Più positivo il commissario UE al Lavoro Laszlo Andor, secondo cui il Jobs Act mira a «rendere il mercato del lavoro più dinamico e inclusivo, affrontando i temi delicati della disoccupazione giovanile e dell’occupazione delle donne» risolvendo punti deboli della situazione italiana come «l’eccessiva segmentazione» e «il gap generazionale tra le persone colpite dalla disoccupazione».

Sul fronte sindacale, la leader della Cgil Susanna Camusso plaude alla «novità inaspettata» di voler ridurre le forme di lavoro. Positivo anche Raffaele Bonanni, leader della Cisl, che sottolinea l’elemento della semplificazione dei contratti e prudentemente spiega: «ne dobbiamo discutere ma siamo tendenzialmente favorevoli».  Spunti critici da Renata Polverini, vicepresidente commissione Lavoro, secondo la quale leggere il Job Act «è un po’ come entrare all’Ikea: non è facile montare quello che hai acquistato». In particolare, ritiene che il modello di flexsecurity non sia adatto al mercato italiano. Una voce critica anche dalla Cgil, da parte di Giorgio Cremaschi, che boccia il job act: troppo liberista, toglie vincoli alle imprese, non chiarisce se l’indennità di disoccupazione per tutti si aggiunge a quella attuale o la sostituisce, il contratto di inserimento con libertà di licenziamento aumenta la precarietà. (Fonti: il Jobs Act di Matteo Renzi)