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Riforma del lavoro: tre proposte sul contratto unico

di Barbara Weisz

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La fase due annunciata dal Governo Monti partirà dalla riforma del mercato del lavoro, il premier invoca al dialogo con i sindacati; questi puntano su riforme orientate al contratto unico.

La riforma del mercato del lavoro è la prima sfida che attende, dopo la manovra finanziaria, il Governo Monti, la politica tutta, le imprese e in generale le parti sociali in questo 2012. Ne ha parlato nel discorso di fine anno il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha già iniziato ad occuparsene il presidente del Consiglio, Mario Monti, e i sindacati hanno presentato le proprie proposte che vanno nella direzione di un contratto unico.

Dialogo Governo – parti sociali

Proprio ieri, primo gennaio, il premier si è rivolto ai leader di Cgil, Cisl e Uil, per sottolineare l’importanza del dialogo in questa “fase due” che segue l’ultima manovra finanziaria del 2011, concentrata come quella del precedente Governo sul rigore e sulle misure per aggiustare i conti pubblici (fisco e previdenza le due aree più toccate) per alimentare la crescita economica del Paese.

E i leader sindacali hanno subito risposto, sottolineando a loro volta l’esigenza del dialogo fra Governo e parti sociali sul tema della riforma del lavoro ma anche proponendo misure che evitino tensioni sociali.

Il confronto, quello “ufficiale”, si aprirà nella seconda settimana di gennaio con l’apertura al ministero guidato da Elsa Fornero sulle riforma del mercato del lavoro. Nel frattempo, le diverse parti mettono sul tavolo le proprie richieste di fondo.

Lavoro e occupazione

Il governo sollecita «la massima intesa con le parti sociali sui temi del lavoro e dell’occupazione pur nell’esigenza di operare con la sollecitazione imposta dalla situazione».

La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, chiede un «piano straordinario» per il lavoro, e fra le altre cose esprime «forte apprezzamento» per il discorso di fine anno di Napolitano, riferendosi in particolare all’attenzione sui temi legati all’occupazione giovanile e femminile.

Politiche per la crescita economica

Luigi Angeletti, leader della Uil, commenta a sua volta con grande favore le parole del presidente della Repubblica («un intervento da autentico statista»), dopo che il suo sindacato si è definito pronto «ad affrontare con il Governo una discussione serrata per l’attuazione delle politiche necessarie a rilanciare la crescita».

La Cisl guidata da Raffele Bonanni è «pronta al confronto con il governo», ma il segretario sottolinea che non accetterà «pacchetti preconfezionati» e chiede un «patto fra governo e parti sociali sul mercato del lavoro».

Dunque, questi sono i termini iniziali del dibattito, che prevedibilmente si prenderà le mosse da quelle che al momento sembrano le tre proposte più gettonate sulla riforma del mercato del lavoro. Vediamole in estrema sintesi.

Tempo indeterminato per i nuovi assunti senza articolo 18

La proposta Ichino, in generale, prevede un forte ridimensionamento, quasi la sparizione, dei contratti atipici, a tempo determinato e in generale delle forme di lavoro flessibile a favore di un contratto a tempo indeterminato per i nuovi assunti senza però la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (che proibisce il licenziamento senza giusta causa). Il reinserimento del lavoratore licenziato è previsto solo nel caso in cui il licenziamento risulti discriminatorio. Negli altri casi, il lavoratore può essere licenziato in cambio di un indennizzo economico.

Contratto unico con periodo di inserimento

Proposta Boeri-Garibaldi-Nerozzi: è basata sull’idea di un contratto unico, che però prevede un lungo periodo di inserimento, della durata di tre anni: il contratto è a tempo indeterminato, ma nei primi tre anni il lavoratore non è coperto dall’articolo 18, quindi è licenziabile senza giusta causa (anche qui, con un indennizzo economico), mentre in seguito il rapporto di lavoro diventa stabile.

Contratto unico di formazione

Proposta Damiano-Madia: è molto simile alla precedente, nel senso che prevede un contratto unico di formazione con un periodo di inserimento da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni, dopo il quale l’azienda deve decidere se interrompere il rapporto di lavoro o trasformarlo in un contratto a tempo indeterminato, tutelato dall’articolo 18.