Contraffazione, come tutelarsi: decalogo per Pmi

di Roberta Bianchi

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La contraffazione è un pericolo serio per le imprese in quanto ne mette a rischio il vantaggio competitivo: è dunque responsabilità dell'azienda porre un freno al fenomeno

La contraffazione è un male annunciato: quando un’impresa raggiunge un certo grado di notorietà o sviluppa un prodotto globalmente innovativo, il rischio si fa concreto. Ecco dunque necessario combatterla per mantenere il proprio vantaggio competitivo. Come? Valutando le diverse strategie possibili e scegliendo gli strumenti più idonei al caso.

Il fenomeno tocca oggi anche e soprattutto le Pmi, che spesso trascurano non si tutelano a sufficienza o non dispongono delle risorse per difendersi efficacemente. eppure il rischio è palese: per via della tecnologia che rende l’imitazione semplice e poco costosa, e per via della globalizzazione che amplifica istantaneamente i danni.

A causa di un prodotto contraffatto, una piccola impresa rischia di scomparire dal mercato, affondata da imitazioni a basso costo dei propri prodotti di punta che minacciano il core business e la vita stessa dell’azienda.

Oltre a tutelarsi a livello di proprietà intellettuale (diversamente, è quasi impossibile porre rimedio all’attività dei contraffattori) i piccoli imprenditori devono tenere a mente una serie di azioni pratiche da intraprendere per correre ai ripari.

1. Conoscere la contraffazione. Si tratta di un universo ampio e complesso, che fa riferimento alla violazione di leggi e norme che ledono i diritti di proprietà intellettuale e di sfruttamento commerciale di prodotto: imitazione o alterazione di un marchio, sovrapproduzione e commercializzazione non autorizzata, reverse engineering, ma non solo.

Ne esistono molte altre forme la cui rilevanza varia a seconda del settore di attività (la contraffazione in ambito Alimentare o Farmaceutico, ad esempio, risponde a logiche differenti rispetto ad Audiovisivo o Moda). L’imprenditore deve dunque prendere coscienza della situazione nel proprio ambito di operatività per comprenderne le reali implicazioni. Il sito del Centro Studi Anticontraffazione compie un’analisi completa dei settori merceologici più colpiti.

2. Valutare i danni. Il valore di un prodotto sul mercato (per notorietà e riconoscimento o innovazione tecnologica) è il risultato di sforzi economici, creativi e di ricerca spesso ingenti. L’impresa vittima sconta pertanto un vero e proprio “furto” quantificabile. In Italia, le stime per il settore Software, ad esempio, indicano una sottrazione sui ricavi pari a ben il 35%.

Ma attenzione: oltre alle mancate vendite, l’impresa subisce anche un danno dovuto al deterioramento dell’immagine sul mercato, in quanto molti clienti – associando il prodotto contraffatto con quello originale – riscontrano una qualità inferiore e si sentono traditi.

3. Monitorare i partner. Di fondamentale importanza, soprattutto quando si entra in un nuovo mercato estero – e ancor di più in paesi dove il concetto di proprietà intellettuale non è particolarmente spiccato (leggi Cina) – è la selezione dei partner commerciali, fornitori, distributori o agenti che siano. Questi soggetti potrebbero approfittare del trasferimento di know-how per avviare un ‘ attività contraffattoria.

Vale dunque la pena assicurarsi una relazione di fiducia prima di stipulare un contratto che dovrà, ad ogni modo, essere assolutamente dettagliato e comprendere elementi di trasparenza quali, ad esempio, il nome delle aziende che saranno coinvolte “a monte” nel processo produttivo, o il divieto agli agenti “a valle” di sub-appaltare la vendita. Altre buone norme contrattuali comprendono l ‘ introduzione di clausole che impediscano ai fornitori di essere in contatto gli uni con gli altri così come di spedire i prodotti altrove rispetto alla azienda italiana. Infine, è utile monitorare i partner produttivi e commerciali su base periodica.

4. Rendere distintivo il proprio prodotto. Questo può significare, ad esempio, porre attenzione a forme e materiali, perché sia chiaramente identificabile o più difficile da imitare. Anche l’etichettatura (tramite ologrammi) o il tagging RFID si dimostrano strumenti efficaci.

5. Contrastare i contraffattori. A seguito di una violazione dei propri diritti, l’azienda deve valutare la natura della contraffazione (e del contraffattore) e scegliere il metodo più adatto per contrastarlo: approccio penale, civile o stragiudiziale (lettere di diffida prima del ricorso ad azioni giudiziali).

Indispensabile rivolgersi ad esperti in materia. In caso di riscontro di una situazione di chiara minaccia (fumus boni iuris) o danno imminente e irreparabile (periculum in mora), il ricorso a procedimenti cautelari può fornire soluzioni efficaci in tempi brevi, consentendo l’ottenimento di inibitorie (spesso accompagnate da una sanzione), sequestro, ritiro merci contraffatte dal mercato, esame libri contabili e pubblicazione della sentenza su quotidiano. Solo ricorrendo a giudizio ordinario c’è la possibilità di richiedere i danni.

6. Scandagliare la Rete. Alcune sedi (fisiche e virtuali) registrano una elevata concentrazione di malfattori: Internet in primis. Qualsiasi tipo di merce contraffatta e usurpatoria è oggi reperibile sul Web, che va pertanto monitorato accuratamente, partendo senza dubbio dalla sua piazza più famosa: eBay (e non solo nella versione italiana). Il commercio elettronico ha infatti raggiunto un grado di diffusione tale da amplificare istantaneamente rischi e conseguenze della contraffazione.

7. Sfruttare le fiere di settore. Grazie all’elevata presenza di operatori provenienti da tutto il mondo, sono un luogo in cui più contraffattori possono essere individuati con uno sforzo economico ridotto (viceversa, se l ‘ azienda partecipa alla fiera, è necessario che adotti le necessarie misure per proteggersi da potenziali contraffattori in visita).

8. Depositare i propri marchi. Anche presso le Dogane nazionali (qualunque impresa può farlo) per proteggersi dai contraffattori delle zone extra-UE, facendo sì che i doganieri riconoscano il marchio aziendale durante le procedure di ispezione dei prodotti in entrata.

9. Essere rigorosi. Adottare l’approccio “tolleranza zero” scoraggia i contraffattori, non hanno interesse a insidiare le opere di Pmi in grado di difendersi bene.

10. Rimanere aggiornati. Il Centro Studi Anticontraffazione mette a disposizione un elenco ragionato di link utili e le Camere di Commercio stanno intensificando l’azione di informazione presso le Pmi attraverso incontri e seminari dedicati. Essere preparati sull’argomento e sulle possibili azioni in caso di contraffazione (preferibilmente imputando a budget risorse dedicate su base annua) permette di agire al meglio non appena si renda necessario. Meglio comunque affidarsi, in linea generale, a consulenti specializzati.

 

Infine, è utile consultare regolarmente i database pubblici (ad esempio il sito di UIBM, OAMI e WIPO) o affidarsi a servizi di watch notice offerti da professionisti, per controllare le privative dei concorrenti e individuare eventuali soggetti che abbiano depositato marchi identici o alterati rispetto al proprio.

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