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Rivalutazione pensioni: i tassi 2018

di Barbara Weisz

Pubblicato 1 Dicembre 2017
Aggiornato 22 Maggio 2018 12:07

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Pubblicato il decreto del ministero dell'Economia sulla rivalutazione pensioni 2018: gli assegni salgono fino all'1,1%, ecco i calcoli per ogni fascia e tipologia di pensione.

Rivalutazione pensioni 2018 all’1,1%: è in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero dell’Economia che rende ufficiale il tasso di rivalutazione e conferma come gli assegni previdenziali siano tornati a crescere dopo due anni in cui erano rimasti fermi a causa dell’inflazione piatta. Per ogni tipologie di pensione bisogna poi fare i calcoli a seconda delle specifiche regole.

=> Rivalutazione pensioni, niente rimborso integrale

Pensioni ordinarie

Per quanto riguarda le pensioni ordinarie, la rivalutazione è piena solo per gli assegni fino a tre volte il minimo. Per le altre fasce di importo bisogna fare il calcolo in base agli indici previsti dalla legge 147/2013:

  • Pensioni fino a tre volte il minimo:
    rivalutazione al 100% e aumento dell’1,1%
  • Pensioni fra tre e quattro volte il minimo:
    si rivalutano al 95%, quindi nel 2018 saliranno dell’1,045%
  • Pensioni fra quattro e cinque volte il minimo:
    adeguamento al 75%, quindi aumento dello 0,825%
  • Pensioni fra cinque e sei volte il minimo:
    indicizzazione al 50%, quindi aumento dello 0,55%
  • Pensioni sopra sei volte il minimo:
    indicizzazione al 45%, quindi aumento dello 0,495%

Altre pensioni 2018

  • Le pensioni minime salgono a 507,41 euro al mese (da 501,89)
  • l’assegno sociale si porta a 453 euro al mese (da 448,07)
  • la pensione sociale arriva a 373 euro al mese.

Conguagli

Questi adeguamento saranno poi conguagliati nel 2019, in base all’inflazione reale, che determinerà la conseguente variazione del calcolo della perequazione delle pensioni.

Ricordiamo che nel corso del 2018 bisognerà ad esempio recuperare uno 0,1% di indicizzazione in più riconosciuta nel 2014, per effetto della differenza fra l’indice di rivalutazione provvisorio e quello definitivo. In genere, questa differenza si recupera l’anno seguente, ma l’inflazione è rimasta poi piatta, e dunque il recupero è stata via via prorogato per evitare di far scendere le pensioni. Le modalità con cui verrà effettuato il recupero dovranno comunque essere stabilite dall’INPS.

in Gazzetta Ufficiale