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Le imprese al femminile superano il milione: boom al Sud

di Teresa Barone

15 Aprile 2026 09:49

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Sono 1.068.000 le imprese a gestione femminile in Italia, il 19,4% del totale: i dati CRIBIS 2026 su crescita, regioni e settori.

Le imprese a gestione femminile in Italia hanno superato quota un milione, raggiungendo 1.068.000 unità pari al 19,4% del totale nazionale. Nell’arco di due anni la crescita è stata del 12,4%, con oltre 120.000 nuove imprese guidate da donne entrate nel tessuto produttivo italiano dal 2024. A rilevarlo è l’aggiornamento del report Imprenditoria al Femminile di CRIBIS (gruppo CRIF), che considera femminili le società di capitali e di persone in cui le donne detengono la maggioranza nelle quote o negli organi di amministrazione, oltre alle ditte individuali con titolare donna. La stragrande maggioranza sono microimprese.

Dove fioriscono le imprese femminili in Italia

Sul piano numerico assoluto, Lombardia e Lazio concentrano il maggior numero di imprese a gestione femminile. L’analisi dell’incidenza sul totale delle attività locali restituisce però una classifica diversa: a guidare sono Basilicata, Lazio e Sicilia, le regioni dove le imprese femminili rappresentano la quota più alta rispetto al tessuto imprenditoriale complessivo. Il dato conferma come l’imprenditoria femminile stia crescendo con dinamiche più intense nelle aree storicamente meno dense di imprese.

A livello provinciale la classifica per incidenza vede in testa Prato, seguita da Frosinone e La Spezia, che si confermano tra i territori con la presenza relativa più alta di imprese guidate da donne sul totale.

I settori con maggiore concentrazione femminile

La specializzazione settoriale dell’imprenditoria femminile si concentra nei servizi di cura e assistenza, dove le donne rappresentano in alcuni comparti la maggioranza assoluta delle imprese attive. I settori con l’incidenza più alta sono:

  • le attività di assistenza sociale non residenziale, dove le imprese femminili raggiungono il 57,3% del totale di settore (in crescita rispetto al 52,5% rilevato nell’aggiornamento precedente);
  • i servizi alla persona, con un’incidenza del 47,1%;
  • le attività di assistenza residenziale, al 43,2%.

La progressione nel comparto dell’assistenza sociale non residenziale — quasi cinque punti percentuali in un anno — segnala una specializzazione sempre più marcata in settori dove la domanda di cura è strutturalmente alta e l’offerta pubblica spesso insufficiente.