Chi ha una carriera discontinua — qualche anno senza contributi, un periodo di disoccupazione, mesi di lavoro part-time sotto il minimale — si trova prima o poi a fare i conti con una pensione che tarda ad arrivare o che rischia di essere più bassa del previsto. Gli strumenti per rimediare esistono e sono diversi tra loro per costi, requisiti e logica di funzionamento. Non tutti sono ancora attivi nel 2026. Capire quale fa al caso proprio richiede di conoscerli tutti.
- Contributi volontari o riscatto: la differenza di base
- Contributi volontari, lo strumento più diretto
- Riscatto della laurea, il più conveniente per costo/ anno
- Riscatto dei periodi non lavorati: 4 opzioni
- Rendita vitalizia per i contributi omessi o prescritti
- Come scegliere: tre domande da farsi prima di decidere
Contributi volontari o riscatto: la differenza di base
Prima di tutto una distinzione che fa la differenza pratica. I contributi volontari servono a coprire periodi presenti e futuri di inattività: si versano mese per mese, o trimestre per trimestre, mentre non si lavora. Il riscatto, nelle sue varie forme, serve invece a valorizzare periodi già trascorsi — anni di studio, periodi di interruzione, vuoti tra un contratto e l’altro. I due strumenti non si escludono: spesso la soluzione ottimale è una combinazione di entrambi, a seconda di dove si trovano i buchi nella propria posizione assicurativa.
Contributi volontari, lo strumento più diretto
I contributi volontari consentono a chi ha interrotto o cessato l’attività lavorativa di continuare a versare all’INPS come se stesse ancora lavorando. Richiedono una specifica autorizzazione dell’istituto, che la concede a chi ha maturato almeno cinque anni di contributi effettivi in qualunque epoca, oppure tre anni nei cinque precedenti la domanda. Una volta ottenuta l’autorizzazione, il versamento avviene per trimestri e può coprire anche i sei mesi precedenti la data della domanda. Il limite strutturale dei contributi volontari è che non possono coprire periodi già trascorsi oltre i sei mesi precedenti la domanda. Per i vuoti più lontani nel tempo servono gli strumenti di riscatto.
Quanto costano per ogni categoria
- Per i dipendenti non agricoli, la retribuzione minima settimanale di riferimento sale a 244,74 euro. Su base annua, il costo minimo per coprire un anno intero di contribuzione volontaria è pari a 4.199,73 euro. La prima fascia di retribuzione annuale oltre cui scatta l’aliquota aggiuntiva dell’1% sale a 56.224 euro; il massimale per chi è nel sistema contributivo a 122.295 euro.
- Per artigiani e commercianti il calcolo si basa sulla media di ciascuna fascia di reddito, applicando le stesse aliquote dei contributi obbligatori: 24% per gli artigiani, 24,48% per i commercianti. Il riferimento è la classe di reddito pari o immediatamente inferiore al valore medio mensile del reddito degli ultimi 36 mesi di attività.
- Per gli iscritti alla gestione separata il calcolo parte dall’importo medio dei compensi percepiti nell’anno precedente alla domanda. L’aliquota è al 25% per i professionisti, al 33% per collaboratori e figure assimilate. Con il minimale 2026 fissato a 18.808 euro, il costo minimo annuo è di 4.702,08 euro per i professionisti (391,84 euro al mese) e di 6.206,64 euro per gli altri iscritti (517,22 euro al mese).
Riscatto della laurea, il più conveniente per costo/ anno
Il riscatto della laurea trasforma gli anni del corso universitario legale in contributi pensionistici a tutti gli effetti, utili sia per anticipare la pensione sia per aumentarne l’importo. Esistono due versioni con costi molto diversi.
- Il riscatto agevolato — riservato a chi non ha contributi versati prima del 31 dicembre 1995 — costa circa 6.000 euro per anno di corso nel 2026, con detrazione fiscale del 50% sull’onere sostenuto.
- Il riscatto ordinario è accessibile a tutti gli iscritti all’INPS indipendentemente dalla data di inizio contribuzione, ma il costo è proporzionale all’ultima retribuzione e può essere molto più elevato; in compenso l’onere è deducibile integralmente dal reddito imponibile IRPEF. In entrambi i casi il pagamento può essere rateizzato fino a dieci anni senza interessi.
Per calcolare il costo del proprio riscatto e confrontare le due opzioni è disponibile il simulatore gratuito di PMI.it.
Vale la pena ricordare che nella Manovra 2026 era stata ipotizzata una stretta sul riscatto di laurea ai fini della pensione anticipata, poi stralciata dopo le polemiche. Lo strumento resta quindi invariato.
Riscatto dei periodi non lavorati: 4 opzioni
Il D.Lgs. 564/1996 è la norma strutturale — senza scadenza — che consente di riscattare diversi tipi di periodi scoperti successivi al 31 dicembre 1996. Non è una misura temporanea come lo è stata nel 2024-2025 la pace contributiva: è accessibile in qualsiasi momento, a domanda, a tutti gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme sostitutive ed esclusive. Le casistiche sono quattro e hanno regole diverse.
- L’articolo 5 riguarda i periodi di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro previsti da disposizioni di legge o contrattuali e privi di copertura assicurativa: aspettative non retribuite per motivi privati o di salute, periodi di sciopero, interruzioni con diritto alla conservazione del posto. Il limite massimo riscattabile nell’intera vita lavorativa è di tre anni. Il datore di lavoro deve attestare per iscritto che il periodo è privo di retribuzione imponibile.
- L’articolo 6 copre i periodi di formazione professionale, studio, ricerca e inserimento nel mercato del lavoro — stage, tirocini, dottorati — privi di copertura assicurativa e finalizzati all’acquisizione di titoli o competenze professionali richiesti per l’assunzione o la progressione di carriera. Non c’è un limite massimo di durata, ma è necessario aver conseguito il relativo titolo o attestato.
- L’articolo 7 si applica ai lavoratori con carriere discontinue, stagionali o temporanee: consente di riscattare i periodi di inattività intercorrenti tra un contratto a termine e il successivo, non coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa. Requisito indispensabile: l’iscrizione alle liste di collocamento e la prova documentata del permanere dello stato di disoccupazione per tutto il periodo da riscattare. Non è invece ammesso il riscatto del periodo successivo all’interruzione di un contratto a tempo indeterminato.
- L’articolo 8 riguarda i lavoratori con contratto part-time verticale o ciclico: consente di coprire i periodi di non effettuazione della prestazione lavorativa — le settimane o i mesi “vuoti” di un part-time ciclico — non coperti da contribuzione obbligatoria. La domanda va presentata entro dodici mesi dalla scadenza della Certificazione Unica dell’anno di riferimento, in alternativa al riscatto ordinario.
In tutti e quattro i casi il costo si calcola con il meccanismo della riserva matematica ai sensi dell’art. 13 della L. 1338/1962, e il pagamento può essere rateizzato.
=> Riscatto vuoti contributivi per stagionali: le regole
Rendita vitalizia per i contributi omessi o prescritti
Esiste anche uno strumento specifico per una situazione particolare: quella di chi ha lavorato regolarmente ma il cui datore di lavoro non ha versato i contributi, e quei contributi sono ormai prescritti. In questo caso la strada è la rendita vitalizia prevista dall’art. 13 della L. 1338/1962, che consente di riscattare i periodi con contributi omessi e prescritti pagando un onere calcolato sulla retribuzione del periodo interessato. Non è uno strumento per tutti, ma per chi si trova in questa situazione specifica è l’unica via per recuperare quegli anni ai fini pensionistici.
Come scegliere: tre domande da farsi prima di decidere
La scelta tra gli strumenti disponibili non ha una risposta universale. Tre domande aiutano a orientarsi.
- Il vuoto contributivo è passato o presente? Se si tratta di periodi già trascorsi serve un riscatto; se si tratta di un periodo di inattività in corso o imminente servono i contributi volontari.
- Di che tipo di vuoto si tratta? Anni di laurea, periodi di interruzione documentati, contributi omessi dal datore — ciascuna fattispecie ha il suo strumento specifico.
- Quanto manca alla pensione? Prima si interviene, minore è il costo per anno recuperato e maggiore è l’effetto sull’importo finale dell’assegno; chi è a ridosso dei requisiti ha meno margine ma anche un ritorno sull’investimento più rapido e misurabile.