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La mappa delle pensioni: anticipate al Nord e di vecchiaia o invalidità al Sud

di Barbara Weisz

3 Marzo 2026 13:32

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La fotografia aggiornata della distribuzione delle pensioni INPS anticipate, di vecchiaia e di invalidità in Italia: i tassi di pensionamento per ogni Regione.

Nel 2024 l’INPS ha erogato 16,46 milioni di prestazioni IVS a residenti in Italia. Dietro questo numero aggregato si nasconde una geografia precisa: il tipo di pensione che si percepisce dipende in misura significativa da dove si è lavorato. È quanto emerge dal Tredicesimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano di Itinerari Previdenziali, che per ciascuna categoria — anzianità/anticipate, vecchiaia, invalidità e superstiti — ha calcolato l’incidenza percentuale regionale a confronto con la media nazionale.

Pensioni anticipate: primato al Nord, fanalino di coda al Sud

Per maturare la pensione anticipata sono necessari oggi 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Chi raggiunge questi requisiti ha alle spalle carriere lunghe e continue, e tendenzialmente trattamenti previdenziali più elevati. La media nazionale delle pensioni anticipate sul totale delle prestazioni IVS è del 41,6%. Al Nord questa soglia viene superata in quasi tutte le regioni, grazie a tassi di occupazione più alti e a carriere contributive più lunghe e continue.

Il primato spetta al Trentino-Alto Adige, dove oltre la metà delle pensioni erogate ai residenti — il 51,2% — è di anzianità o anticipata. Seguono il Veneto con il 49,1%, il Piemonte con il 48,8%, la Valle d’Aosta con il 48,1%, il Friuli-Venezia Giulia con il 47,4%, l’Emilia-Romagna con il 47,3% e la Lombardia con il 47,2%. L’unica eccezione settentrionale è la Liguria, che con il 41,4% è l’unica regione del Nord al di sotto della media nazionale.

Al Centro il quadro è più frammentato: Toscana e Marche superano entrambe la media con il 43,4%, mentre Umbria (39,9%) e soprattutto Lazio (36%) restano sotto. Nel Lazio pesa l’elevata concentrazione di dipendenti pubblici, categoria che storicamente accede alla pensione di vecchiaia più che a quella anticipata.

Nel Mezzogiorno tutte le regioni si collocano al di sotto della media nazionale. In fondo alla classifica si trova la Calabria, con appena il 26,4% — meno di una pensione su quattro è anticipata. Sotto il 30% anche la Campania (29%), seguita da Sicilia (30,3%) e Basilicata (30,6%). «Valori percentuali che possono essere considerati il risultato di livelli occupazionali più bassi e di carriere spesso frammentate», spiega Michaela Camilleri, responsabile del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, «quando non addirittura caratterizzate da periodi di fruizione di ammortizzatori sociali».

Pensioni di vecchiaia: la situazione si ribalta

Con le pensioni di vecchiaia — che richiedono 67 anni di età e 20 anni di contribuzione, oppure 71 anni con almeno 5 anni di contributi per chi non raggiunge l’importo soglia — la distribuzione si inverte. La media nazionale è del 28,7%, e sono le regioni meridionali e alcune centrali a superarla.

Al Nord solo la Liguria, la regione più anziana d’Italia, raggiunge la media con il 28,7%, mentre Piemonte (24,8%) e Valle d’Aosta (24,7%) registrano le incidenze più basse del Paese.

Al Centro spicca il Lazio con il 31,7%: un’incidenza superiore alla media che riflette l’elevata concentrazione di dipendenti pubblici, categoria che storicamente accede alla pensione di vecchiaia più che a quella anticipata, per via di carriere spesso discontinue o iniziate tardi. Segue la Toscana con il 29,5%.

Nel Mezzogiorno primeggia ancora la Calabria, questa volta con il 35,7% — oltre un terzo delle pensioni erogate ai residenti calabresi è di vecchiaia. Tutte le altre regioni meridionali superano la media nazionale: la Basilicata è al 33,8%, la Campania al 33,3%, la Sicilia al 32,5%. L’Abruzzo, con il 28,8%, è la regione del Sud più vicina alla media nazionale. Il rapporto sottolinea che molte di queste pensioni di vecchiaia meridionali sono integrate al minimo, per la modestia dei contributi versati nel corso della carriera.

Pensioni di invalidità: incidenza doppia al Sud

Il dato più marcato riguarda le pensioni di invalidità previdenziale. La media nazionale è del 5,1%, ma nelle regioni del Mezzogiorno — dove risiede il 33,4% della popolazione italiana — viene erogato il 46,4% del totale nazionale di questa categoria. In tutte le regioni meridionali l’incidenza è più del doppio della media.

In testa alle pensioni di invalidità al Sud si trova la Calabria con il 10,7%, seguita da Puglia (9,7%), Basilicata (8,7%), Sardegna (8,6%) e Campania (8,4%). Al Nord tutte le regioni sono sotto la media, con il minimo in Lombardia (2,7%), Piemonte (2,8%) e Veneto (2,9%). Al Centro si segnala il caso dell’Umbria, che con l’8,9% raggiunge quasi il doppio della media nazionale, mentre la Toscana è la regione centrale con l’incidenza più bassa (3,6%).

Il tasso di pensionamento: le ultime province sono tutte al Sud

Il tasso grezzo di pensionamento IVS — cioè il numero di pensioni sul totale della popolazione residente — è in media nazionale del 27,9%. Le prime dieci province per tasso più alto sono tutte al Nord: Biella guida con il 40,4%, seguita da Ferrara (37,5%), Vercelli (36,7%), Rovigo (36,3%) e Belluno (36,2%).

Le ultime dieci province — quelle con meno pensioni rispetto alla popolazione — sono invece tutte nel Mezzogiorno. In coda si trova Napoli con il 17,1%, seguita da Catania (18,7%), Caserta (19,1%), Palermo (19,4%) e Barletta-Andria-Trani (19,9%). Il dato non indica un sistema più efficiente, ma una popolazione più giovane e in età attiva in cui però prevalgono le prestazioni assistenziali rispetto a quelle previdenziali.

«Buona parte degli squilibri pensionistici deriva dai disavanzi regionali tra contributi e prestazioni», conclude Camilleri, «avere un quadro della situazione è essenziale per individuare eventuali rischi di sistema e arginarli con interventi che tengano conto delle effettive esigenze delle diverse aree del Paese».