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Sistema pensionistico italiano: le soluzioni per un futuro sostenibile

di Barbara Weisz

15 Gennaio 2026 18:21

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Cresce la spesa previdenziale ma migliorano le entrate contributive: i dati sulle pensioni in Italia e le proposte degli esperti per la sostenibilità del sistema nel lungo termine.

Ci sono diverse buone notizie nel Tredicesimo Rapporto di Itinerari Previdenziali sulle pensioni, che riguardano la sostenibilità della spesa pensionistica italiana e l’equilibrio sempre più virtuoso fra lavoratori attivi e pensionati. Ma resta la necessità di individuare soluzioni per continuare ad assicurarla questa sostenibilità, a fronte di una continua crescita della spesa per l’assistenza.

Come può dunque l’Italia raggiungere questo obiettiv0? Con la separazione fra assistenza e previdenza e la riduzione della spesa assistenziale, affiancata da un costante sforzo riformatore per migliorare il rapporto fra lavoratori e pensionati.

Secondo il presidente dell’istituto, Alberto Brambilla, il Paese deve poi concentrare gli investimenti in politiche industriali che rilancino la stagnante produttività, migliorando la qualità del lavoro e il tasso di occupazione, che rimane ancora sotto la media UE. La crescita dell’occupazione, infatti, è fondamentale per sostenere le generazioni future di pensionati e migliorare il bilancio previdenziale.

La spesa previdenziale in crescita

La spesa previdenziale continua a crescere, con il numero di pensionati che ha raggiunto i 16 milioni 305mila 880 nel 2024, con un incremento dello 0,47% rispetto al 2023. Questo comporta una maggiore spesa complessiva, con il sistema pensionistico che ha superato i 286,14 miliardi di euro nel 2024, in crescita del 18,7% rispetto all’anno precedente.

Questa crescita è principalmente attribuibile alle pensioni assistenziali, che sono la causa principale dell’aumento del numero dei pensionati. Ma è anche positivo il fatto che, nell’ultimo biennio, le pensioni di vecchiaia abbiano superato quelle anticipate, riducendo la spesa e contenendo le età di pensionamento.

Per quanto riguarda l’impatto sulla spesa delle diverse gestioni, invece, pesano soprattutto quelle di dipendenti pubblici, artigiani e coltivatori diretti, mentre contribuiscono positivamente dipendenti privati, commercianti, iscritti alla gestione separata e professionisti.

Il rapporto lavoratori/pensionati

Il miglioramento del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è un segnale positivo: nel 2024, il rapporto è salito a 1,47, il miglior dato delle 13 edizioni del Rapporto. Tuttavia, il numero di attivi dovrà continuare a crescere per evitare il rischio di un indebolimento del sistema previdenziale.

Secondo Brambilla, il paese potrebbe raggiungere un rapporto di 1,6/1,7 attivi per pensionato entro i prossimi anni, ma per farlo è fondamentale un impegno maggiore nella produzione e nel miglioramento del tasso di occupazione.

Le proposte di riforma

Il rapporto suggerisce alcune misure per migliorare il mercato del lavoro e ridurre la spesa previdenziale. Tra le proposte vi sono interventi per favorire la permanenza lavorativa delle persone più anziane (anche attraverso la formazione), la creazione di contratti flessibili che adeguino le mansioni in funzione di età e salute e investimenti in prevenzione e tecnologie che facilitino l’operatività degli over 60.

Inoltre, le riforme previdenziali dovrebbero puntare su una maggiore diffusione delle pensioni complementari e una gestione più efficiente della spesa assistenziale.

Le soluzioni individuate nel rapporto sono ritenute necessarie per garantire che il sistema pensionistico italiano resti sostenibile nel lungo termine, assicurando che le nuove generazioni di lavoratori possano godere di una pensione dignitosa quando arriverà il momento del pensionamento.

Il rapporto punta invece il dito contro le decontribuzioni come incentivo alle assunzioni: nei prossimi 10 anni costeranno circa 500 miliardi mentre, secondo le stime del Centro Studi, nell’ultimo triennio l’aggravio è stato di quasi 100 miliardi.