Assunzioni: un’azienda su tre aprirà agli extra-comunitari

di Teresa Barone

29 Luglio 2025 12:02

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Un’impresa su tre ha in programma di assumere lavoratori extra-comunitari entro il 2026, soprattutto operai specializzati e generici.

La carenza di lavoratori italiani spinge le imprese ad assumere personale extra UE, al fine di soddisfare il fabbisogno occupazionale. Un’impresa su tre, infatti, ha in programma di assumere lavoratori extra-comunitari entro il 2026 o lo ha già fatto.

Lo si evince dall’indagine condotta da Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne su un campione di 4.500 imprese manifatturiere e dei servizi.

Secondo lo studio, il 47,1% delle imprese prevede di assumere operai specializzati extra UE, mentre la ricerca di operai generici si ferma al 32,6%. La percentuale dei lavoratori del terziario è pari al 13,3%, l’11,1% sono artigiani, il 9,3% tecnici specializzati, il 4,9% professionisti altamente qualificati e appena l’1,1% i manager.

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La richiesta, inoltre, arriva soprattutto dalle imprese del Nord Est, attive soprattutto in Trentino-Alto Adige/Südtirol (39,1%), Veneto (37,6%) e del Friuli-Venezia (36,8%). La domanda è poco dinamica nel Mezzogiorno, dove solo il 28,6% delle imprese ha in programma di assumere lavoratori non europei.

Anche sul fronte della formazione il trend è il medesimo, con il 68,7% delle aziende disposto ad investire entro il 2026 per formare personale straniero.

Analizzando le motivazioni, dietro la ricerca di personale extra UE si cela soprattutto la difficoltà di trovare lavoratori italiani (73,5%), ma a pesare sono anche la mancanza di giovani (12,6%), le migliori competenze tecniche vantate dai lavoratori stranieri (9,4%) e, solo in piccola parte, il basso costo del lavoro (3,0%).