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Pensioni anticipate in calo nella PA e tra le donne

di Teresa Barone

18 Agosto 2026 11:49

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Nei flussi INPS 2023-2026 le anticipate scendono del 7,5%; il calo arriva al 31,4% nella PA e al 14,5% tra le donne, mentre cresce la vecchiaia.

L’uscita anticipata dal lavoro si è ridotta nettamente nell’ultimo quadriennio, soprattutto per donne e dipendenti pubblici. L’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL sui flussi INPS dei primi semestri 2023-2026 conta 100.356 pensioni anticipate nel 2026 contro 108.445 nel 2023, un calo del 7,5%. Tra le donne la flessione raggiunge il 14,5%; nella Gestione Dipendenti Pubblici arriva al 31,4%, mentre le pensioni di vecchiaia nella stessa gestione aumentano dell’83,9%.

Pensioni anticipate in calo del 7,5% dal 2023

Il confronto fra i primi semestri 2023 e 2026 mostra 8.089 pensioni anticipate in meno, da 108.445 a 100.356. Nello stesso arco temporale le pensioni di vecchiaia crescono da 93.774 a 132.039, con un incremento del 40,8%. La serie elaborata dall’Osservatorio Previdenza CGIL utilizza i dati dei flussi INPS riferiti alla stessa porzione dell’anno, rendendo più omogeneo il confronto.

Il dato 2026 è ancora provvisorio. Il Monitoraggio dei flussi di pensionamento INPS, rilevazione al 2 luglio 2026, comprende infatti le prestazioni con decorrenza entro giugno già liquidate alla data della rilevazione. Le pratiche definite successivamente possono aumentare il numero finale. Il -7,5% descrive quindi la tendenza del quadriennio e va distinto dall’andamento annuale: rispetto al primo semestre 2025, nel 2026 le anticipate sono aumentate di 2.000 unità.

Indicatore Primo semestre 2023 → primo semestre 2026
Pensioni anticipate totali 108.445 → 100.356 (-7,5%)
Pensioni anticipate donne 36.491 → 31.182 (-14,5%)
Pensioni anticipate uomini 71.954 → 69.174 (-3,9%)
Pensioni di vecchiaia 93.774 → 132.039 (+40,8%)
Anticipate dipendenti pubblici 20.458 → 14.024 (-31,4%)
Vecchiaia dipendenti pubblici 7.544 → 13.871 (+83,9%)

Tra le donne le pensioni anticipate scendono del 14,5%

Le pensioni anticipate femminili erano 36.491 nel primo semestre 2023 e sono 31.182 nello stesso periodo del 2026, con 5.309 trattamenti in meno. La contrazione del 14,5% è quasi quattro volte quella registrata tra gli uomini, pari al 3,9%.

Delle 8.089 pensioni anticipate in meno rilevate complessivamente nel quadriennio, circa il 66% riguarda le donne. La flessione più forte si concentra fra 2023 e 2024, quando le uscite femminili scendono a 30.053. Nel 2026 si osserva invece un recupero rispetto alle 30.121 del 2025, insufficiente a riassorbire la riduzione accumulata dal 2023.

La lettura della CGIL richiama la progressiva restrizione di Opzione Donna, insieme alla maggiore difficoltà delle carriere discontinue nel raggiungere anzianità contributive elevate. Nel 2026 la misura è accessibile soltanto alle lavoratrici che avevano già cristallizzato il diritto entro le precedenti scadenze.

Nel pubblico impiego le anticipate crollano del 31,4%

La contrazione più forte riguarda la Gestione Dipendenti Pubblici. Le pensioni anticipate erano 20.458 nel primo semestre 2023 e sono 14.024 nel 2026, con 6.434 trattamenti in meno e una riduzione del 31,4%. La sequenza mostra anche quando si produce l’accelerazione: 20.449 uscite nel 2024, 16.628 nel 2025 e 14.024 nel 2026.

La riduzione investe entrambi i sessi ed è persino più ampia tra gli uomini della gestione pubblica, -34,6%, rispetto al -27,4% delle donne. Il fenomeno della PA ha quindi caratteristiche diverse dal divario di genere osservato sul complesso delle gestioni INPS.

L’Osservatorio Previdenza CGIL collega questa accelerazione anche alle modifiche introdotte dalla Legge 30 dicembre 2023, n. 213. L’articolo 1, commi 157-163, ha modificato aliquote di rendimento e finestre di decorrenza per alcune casse del pubblico impiego. La Circolare INPS n. 78 del 3 luglio 2024 ne ha disciplinato l’applicazione. Per CPDEL, CPS, CPI e CPUG, le nuove regole possono rendere meno favorevole l’uscita anticipata rispetto alla vecchiaia per determinate anzianità contributive. Il dettaglio delle penalizzazioni sulle pensioni pubbliche mostra l’effetto sui diversi profili.

Nel pubblico la pensione di vecchiaia cresce dell’83,9%

Alla caduta delle anticipate corrisponde una crescita molto forte della pensione di vecchiaia nel pubblico impiego. Le liquidazioni del primo semestre erano 7.544 nel 2023 e raggiungono 13.871 nel 2026, con un incremento dell’83,9%. Il solo confronto 2025-2026 segna un aumento del 48,1%.

Il rapporto tra i due canali rende evidente la trasformazione. Nel 2023 la Gestione Dipendenti Pubblici registrava 271 pensioni anticipate ogni 100 pensioni di vecchiaia; nel 2026 il rapporto è sceso a 101 ogni 100. Fra gli uomini, nello stesso semestre, le vecchiaie sono già più numerose delle anticipate, 7.724 contro 7.523. Tra le donne i due valori sono molto vicini, 6.147 e 6.501.

La stessa analisi CGIL invita alla cautela sul forte aumento del 2026, perché i flussi della Gestione Dipendenti Pubblici possono risentire della concentrazione delle decorrenze in alcuni periodi dell’anno, in particolare nel comparto scolastico. La serie 2023-2026 mostra comunque un progressivo riequilibrio fra uscita anticipata e pensionamento per vecchiaia.

Le formule di pensione disponibili nel 2026

Per chi valuta oggi l’uscita dal lavoro, il quadro delle opzioni ordinarie e anticipate nel 2026 comprende ancora diversi canali, con requisiti molto differenti:

  • la pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne;
  • l’APE Sociale è disponibile per le categorie tutelate che rispettano i requisiti previsti;
  • i canali per lavoratori precoci e addetti a lavori usuranti continuano ad applicarsi alle rispettive platee;
  • la pensione anticipata contributiva consente l’uscita a 64 anni in presenza dei requisiti contributivi e delle soglie d’importo previste;
  • Quota 103 e Opzione Donna nel 2026 sono utilizzabili da chi aveva già maturato e cristallizzato il diritto entro le scadenze stabilite.

Come calcolare la propria pensione

Le medie dei flussi INPS descrivono l’andamento generale e non determinano l’effetto sulla singola posizione. Il calcolo della pensione dipende dalla storia contributiva, dall’età, dalla gestione previdenziale, dalla data di decorrenza e dal sistema di calcolo applicabile. Per un dipendente pubblico incidono inoltre le eventuali finestre e le aliquote previste per la propria cassa.

Il calcolatore pensione di PMI.it consente di applicare questi elementi alla propria posizione e stimare l’assegno in relazione ai contributi versati e alla data prevista per il pensionamento, superando il limite delle medie statistiche dei nuovi trattamenti.