Riqualificazione energetica: bocciate le nuove detrazioni

di Francesca Vinciarelli

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Nel Decreto Sviluppo riqualificazione energetica e ristrutturazioni con aliquota unica al 50%: imprese e sindacati bocciano la scelta di non incentivare le scelte di efficientamento e lo svincolo da ogni adempimento ambientale.

Riqualificazione energetica degli edifici e ristrutturazioni: detrazioni fiscali sì, ma con aliquota unica al 50%. È una delle novità del Decreto Sviluppo così come uscito dall’ultimo Consiglio dei Ministri.

Ma c’è di più: il Decreto Sviluppo limita l’applicazione di queste misure al 30 giugno 2013, una proroga di soli 6 mesi che lascia quindi solo un anno di tempo alle aziende edili per usufruirne.

Finora, lo ricordiamo, le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie erano fissate al 36%, mentre quelle per la riqualificazione energetica degli edifici al 55% e in entrambi casi strutturali, ossia senza limiti temporali.

Rimodulazioni degli incentivi che non piacciono affatto alle imprese del settore edilizio: per UNCSAAL (associazione aderente a Confindustria) l’«affossamento delle detrazioni del 55%» avrà un «gravissimo impatto negativo per il sistema Paese e per il comparto dei prodotti da costruzione».

Sotto accusa è in particolar modo la decisione di depotenziare l’aliquota al 50%, senza considerare che il 55% «ricondotto in un provvedimento generalizzato per l’edilizia con un’aliquota al 36% non soddisferà nessuno degli obiettivi propri delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici:
non sarà determinante per il raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico, né per invertire il gravissimo trend negativo che sta colpendo il comparto italiano dei prodotti da costruzione legati al risparmio energetico, né tanto meno apporterà benefici all’Erario».

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Della stessa linea di pensiero anche Legambiente che ritiene sbagliato il messaggio che il Governo lancia al settore delle costruzioni «perché mette sullo stesso piano interventi innovativi e non, con uguali incentivi sia per quelli che producono risparmio e benessere che per quelli che sprecano energia e usano materiali vecchi, insicuri e inquinanti».

L’aliquota viene infatti portata al 50% «a prescindere dai contenuti ambientali, di efficienza e innovazione, di messa in sicurezza statica degli edifici. Come se l’importante fosse solo aprire cantieri a prescindere da quel che si realizza».

Anche per ANIT (Associazione per l’isolamento termico e acustico) tutto questo «è lontano dall’idea di una politica energetica che punta ad edifici “zero Energy”» e non «aiuterà il miglioramento del nostro patrimonio nazionale sotto il punto di vista energetico ambientale».

ANIT spiega che «sia nel caso che dall’anno prossimo il 55% confluisca nel 36%, sia nel caso che il bonus per le ristrutturazioni aumenti dal 36 al 50%, lo Stato non avrà più nessun riscontro su quali saranno i risultati in termini di tipologia e di numero di interventi effettuati, né di risparmio energetico ottenuto, né di limitazione di emissione di gas clima-alteranti e soprattutto l’utente non sarà più obbligato a rispettare limiti più virtuosi e certificarli».

Antonio Filippi, responsabile Energia della CGIL, solleva infine interessanti quesiti: «chi mai intraprenderà più interventi di efficientamento energetico, quando il “bonus” per le semplici ristrutturazioni edilizie ordinarie, sarà disponibile per lo stesso importo, con il vantaggio di non sottostare a nessun adempimento? Basterà dichiarare la ristrutturazione e ogni problema di rendicontazione scomparirà».

La richiesta diffusa è pertanto che venga ripristinata l’aliquota del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, rendendo stabile la detrazione nel medio termine.