Il lavoro che verrà: focus su fondi UE e Pmi

di Tullio Matteo Fanti

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Il ministro Ronchi, al convegno "Il lavoro che verrà - Il mercato del lavoro 2010", ha fatto il punto sulle cattive condizioni di accesso ai fondi UE e al credito per le Pmi, motore della ripresa

Nel corso del convegno odierno “Il lavoro che verrà – Il mercato del lavoro 2010“, organizzato a Roma da HRC Academy, il ministro alle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi ha discusso del ruolo chiave delle Pmi nel processo di crescita economica e occupazione post-crisi. Nota dolente: il difficile accesso a credito e ai fondi europei.

Ad oggi, gli obiettivi UE nella Strategia di Lisbona sono ancora lontani, a causa di debolezze strutturali che penalizzano le piccole imprese.

Per uscire davvero dalla crisi economica, quindi, occorre definire nuovi e credibili obiettivi e una nuova politica industriale capace di favorire una crescita verde e di aiutareo le imprese a rinnovarsi.

In Italia e in Europa vuol dire puntare su Manifatturiero e Piccole e medie imprese. Le Pmi sono infatti oggi le uniche in grado di creare nuovi posti di lavoro.

Per parlare di crescita in Italia bisogna pertanto favorire l’accesso al credito delle Pmi attraverso norme che permettano anche di superare gli intralci burocratici. Alle banche, per prime, il compito di veicolare i finanziamenti alle Pmi.

La BEI (Banca europea degli investimenti ha già avviato un piano da 30 miliardi di euro nel lungo periodo per finanziare le Pmi. I primi 6-7 miliardi sono già arrivati alle imprese, mentre altre risposte concrete alle Pmi arriveranno dalla prossima riunione in sede Ue il 6 maggio.

Il ministro Ronchi ha infine denunciato le difficoltà delle imprese al Centro-Sud nell’accesso ai fondi europei: «le regioni italiane finora hanno fatto poco rispetto a quel che potevano. Bisogna scegliere dei progetti e intercettare tutte le risorse comunitarie, che fino a ora non sono arrivate per incapacità dell’amministrazione regionale».

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