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Restituzione del Bonus Ricerca: illegittimo il recupero diretto

di Teresa Barone

17 Ottobre 2025 12:01

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Serve il parere ministeriale per invalidare un credito d’imposta concesso per Ricerca e Sviluppo e legittimarne l'eventuale revoca con recupero fiscale.

Il recupero del credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo deve basarsi sul parere ministeriale affinché possa essere considerato legittimo, mentre non può essere solo supportato dalle conoscenze di natura tecnico-scientifica in possesso dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate.

Ad affermarlo è la sentenza n. 458/2025 emessa dalla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Bologna, che ha accettato il ricorso presentato contro l’atto di recupero dell’Agenzia delle Entrate, non supportato dal parere del MISE.

La Corte, precisamente, ha sottolineato l’illegittimità dell’atto impositivo che scaturisce dall’esercizio di una discrezionalità̀ tecnica non fondata sul parere degli organi tecnici preposti. Secondo i giudici, infatti, il MISE svolge un ruolo incisivo nella predisposizione delle “disposizioni applicative necessarie”, delle “modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute” e delle “cause di decadenza e revoca del beneficio”.

Secondo la Corte, quindi, la carenza di competenze dell’Amministrazione finanziaria a valutare la validità delle attività svolte dai richiedenti del bonus R&S deve essere colmata dal parere del MISE, sostituito oggi da quello del MIMIT.

Vale il principio secondo il quale la preventiva richiesta di un parere tecnico al MISE diventa necessaria tutte le volte in cui la natura tecnica degli accertamenti è prevalente rispetto agli aspetti puramente amministrativi e manchi, all’interno dell’Amministrazione, una professionalità specifica per condurre l’istruttoria.