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Prestiti a fondo perduto e Fintech per la ripartenza delle PMI

di Barbara Weisz

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Le imprese hanno bisogno di liquidità immediata per sopravvivere all'emergenza e di prestiti per investire nel new normal, un futuro più digitale: PMI.it ne parla con Mariano Spalletti, country manager di Qonto.

Servono i finanziamenti a fondo perduto per le micromprese, mentre vanno bene le forme di prestiti fin qui previsti per le altre PMI, per consentire loro di investire in quello che sarà il New normal, ovvero il dopo Coronavirus. E bisognerebbe anche puntare maggiormente sulle fintech, ad esempio, per quanto riguarda i prestiti, sul digital lending. Così Mariano Spalletti, country manager di Qonto in Italia, la neo banca per le PMI e i professionisti. Che è un istituto di di pagamento, e in questi mesi ha messo a punto un’offerta per andare incntro alle imprese nella fase di emergenza Covid 19, mentre sul fronte del credito lavora in partnership con BorsadelCredito.it.

Le soluzioni messe in campo dal governo con il decreto Liquidità non sono nè efficaci nè efficienti, secondo Spalletti, che argomenta. «Il focus dei governi dev’essere non solo la ricostruzione dell’attuale, è anche importante non sottovalutare il futuro. Questo periodo «ci offre proprio l’occasione di riflettere sul futuro». Innanzitutto, l’Italia è un paese ad alto tasso di PMI, con moltissime imprese di piccole dimensioni, fino a dieci addetti. «Sono spesso forme di autoimpiego, senza tanta cassa che consenta di sostenere periodi come questo, caratterizzati dalla mancanza di ricavi». Il sostegno a queste microimprese deve quindi essere una priorità, mettendole nella condizione di «superare indenni questo periodo e facendo in modo che abbiano la possibilità di ripartire. Anche con investimenti minimi», per adeguarsi a quello che Spalletti chiama new normal: il cambiamento economico, i consumi, anche dopo questo periodo di emergenza è molto probabile che diventino un cambiamento culturale.

«E le aziende dovranno adeguarsi, sia al proprio interno, con adeguate forme di organizzazione del lavoro, sia all’esterno, per esempio sul fronte della distribuzione. Anche una micro impresa dovrà riadattarsi al mercato». Per fare questo, serve sicuramente liquidità. Ma «le misure fin qui decise non sono risolutive per entrambi gli obiettivi appena descritti, ovvero evitare il rischio di fallimento immediato, preparare la ripartenza futura». Alcuni degli strumenti previsti, come l’indennizzo per le partite IVA e le altre categorie di lavoratori autonomi, o la cassa integrazione per i dipendenti, rispondono solo al primo punto (il rischio fallimento).

I prestiti fino a 25mila euro, invece, dovrebbero favorire anche la ripartenza, ma secondo Spalletti «sono un po’ un flop, sia per il consumatore (l’impresa o il libero professionista che richiedono il finanziamento), sia lato banca. «In base ai dati Confartigianto, diffusi allo scorso 30 aprile, erano arrivate 250mila domande, a fronte di una potenziale platea di 4 milioni di aventi diritto». Significa «il 6% degli aventi diritto», sottolinea il manager, che appunto ritiene non si tratti propriamente di un successo. Che non è sorpreso dalla mancata corsa al prestito: «è comunque un debito, in un momento che vede le imprese senza cassa e magari già con qualche debito». In questo senso, la soluzione è rappresentata dai «contributi diretti a fondo perduto (attesi in effetti con il decreto maggio, ndr). un esempio può essere rappresentato dalla Germania, che ha dato contributi diretti a tutte le imprese sotto i 15 dipendenti, fino a 15mila euro a fondo perduto. La cifra è più bassa rispetto ai 25mila euro previsti dall’Italia, ma è un contributo a fondo perduto», quindi un mezzo più efficace in questa situazione emergenziale.

Per quanto riguarda le criticità lato banca, «parliamo di prestiti, quindi anche se non c’è valutazione del merito di credito bisogna fare un’istruttoria, che è un costo per la banca. gli interessi sono bassi, quindi anche con tantissime richieste le banche avrebbero lavorato in perdita». Anche qui, c’è poi un tema di efficienza, «legato all’organizzazione delle banche, che sono tartassate di richieste, e spesso non sono in grado di gestire questi flussi».

La soluzione: prestiti a fondo perduto, come detto, soprattutto per le microimprese, con l’obiettivo di sostenere il sistema in questa fase di crisi acuta. E poi, prestiti per investire nel futuro, agevolando magari gli investimenti delle PMI innovative. Questa è considerata una prioprità: misure che potenzino «gli investimenti reali, per fare in modo di costruire i campioni di domani. Ovvero, aziende innovative che nel futuro possono diventare anche realtà importanti per l’occupazione».

In questo senso, può quindi essere corretta la strada intrapresa dei prestiti garantiti. Ma anche qui «c’è un punto interrogativo, rappresentato dalle tempistiche per ottenerli». Spalletti ritiene probabile che la misura sia di aiuto, ma la ritiene non sufficiente. La proposta: puntare maggiormente sul settore fintech. «Penso per esempio a startup del digital lending, che sono molto rapide ed efficienti, e può essere importante che diventino un punto di riferimento per il sistema delle imprese. Oggi hanno un portafogli limitato», quindi pur essendo efficienti rischaino di non avere la necessaria liquidità. Un ostacolo che potrebbe essere superate agevolando il loro rapporto con gli investitori.

L’Italia ha poi «altre risorse che non sono ancora state considerate, come i risparmi privati. Siamo nell’ordine delle migliaia di miliardi, «ci potrebbe essere una forma di incentivo dello stato per agevolare gli investimenti dei privati nell’economia reale».

Il punto è che, superata l’emergenza, le imprese dovranno fare i conti con una realtà cambiata. In primis, ripensando i canali di vendita e distribuzione: durante il lockdown il 75% di coloro che hanno acquistato online lo hanno fatto per la prima volta. In generale, c’è stata una  «forzata digitalizzazione«, che può rappresentare uno stimolo per il futuro per diversi motivi: molti hanno toccato con mano il fatto che utilizzare i canali digitali è semplice, accessibile. «Ci sarà prevedibilmente anche un impatto strutturale legato alla paura del contatto». Sono tutte spinte verso l’e-commerce, e più in generale verso il superamento del digital divide che ritarda l’italia.

Per le piccole imprese, spesso il problema è soprattutto culturale. «Un’azienda che ha cinque, o dieci collaboratori, non ha un’organizzazione del lavoro complessa. Di conseguenza, anche digitalizzare è più semplice. Chi ha provato i canali digitali, si è reso conto che sono semplici. I servizi digitali mettono il cliente al centro: chi non li ha mai usati, si aspetta difficoltà che in realtà non ci sono». spalletti sottolinea l’importanza di questa presa di coscienza da parte degli imprenditori in primis, anche e soprattutto in questa fase di ripartenza post Coronavirus. «Si recupera efficienza, si abbattono i costi, si guadagna flessibilità, si perde meno tempo da impiegare per concentrarsi sul proprio core-business».

Cosa sta facendo Qonto per andare incontro alle imprese in questo periodo emergenziale? Innanzitutto, un’offerta: servizio gratuito per due mesi per i nuovi clienti (fino al 31 maggio). «Per noi in questo periodo la domanda è aumentata, probabilmente anche perché le banche tradizionale hanno rallentato l’operatività ordinaria delle filiali». Ai nuovi clienti, che arrivano entro il 31 maggio, viene proposto un bimestre di servizi gratuiti . A tutti (vecchi e nuovi clienti), due mesi (sempre con scadenza 31 maggio) senza pagare le carte virtuali aggiuntive rispetto a quelle già incluse nel piano che hanno scelto. «I nostri piani hanno sempre un numero di funzionalità incluse, mentre ogni operazione o carta supplementare ha un costo. Fino alla fine di maggio, invece, si può aumentare il numero di carta di pagamento a disposizione, senza tariffe aggiuntive». Il sistema di pagamenti della neo banca è basato, oltre che sui bonifici, sul meccanismo di carte di debito (fisiche e virtuali), che sono pensate appositamente per le spese aziendali, offrendo molta flessibilità e niente burocrazia.

Sul fronte dei prestiti, Qonto è partner di BorsadelCredito.it, che ha messo a punto anche prodotti specifici per andare incontro alle esigenze di liquidità delle imprese in questa fase di emergenza Covid-19. Infine, offre sul proprio portale una pagina dedicata all’emergenza coronavirus, in cui si possono trovare oltre a una panoramica sui servizi ai clienti, una serie di informazioni utili per le PMI e i professionisti legate alle nuove normative.

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