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Occupazione dei laureati di nuovo in crescita ma stipendi reali ancora in calo

di Teresa Barone

18 Giugno 2026 10:03

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Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea segna il debutto delle lauree professionalizzanti oltre il 90% di occupati, con stipendi netti fermi a 1.491 euro al primo anno

Il mercato del lavoro in Italia premia i laureati sul fronte dell’occupazione, molto meno su quello degli stipendi. Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione, presentato l’11 giugno 2026 all’Università degli Studi della Basilicata, registra un tasso di occupazione dell’81,2% a un anno dal titolo per chi ha una laurea di primo livello e dell’80,8% per il secondo, oltre il 90% a cinque anni. Le retribuzioni nette di ingresso, però, si fermano a 1.491 e 1.495 euro mensili e in termini reali calano per effetto dell’inflazione.

In sintesi:

  • il XXVIII Rapporto AlmaLaurea ha analizzato circa 335mila laureati del 2025 e quasi 700mila intervistati a uno, tre e cinque anni dal titolo;
  • l’occupazione a un anno è dell’81,2% per il primo livello e dell’80,8% per il secondo, oltre il 90% a cinque anni;
  • le lauree professionalizzanti superano il 90% di occupati già a un anno, su un collettivo ancora ridotto e al primo rilevamento;
  • gli stipendi netti a un anno sono pari a 1.491 e 1.495 euro, in calo reale dell’1,4% e dello 0,9%;
  • a cinque anni le retribuzioni salgono a 1.796 e 1.903 euro mensili netti.

Occupazione dei laureati a uno e cinque anni dal titolo

L’occupazione dei laureati cresce su tutti i livelli: a un anno dal titolo lavora l’81,2% di chi ha una laurea di primo livello e l’80,8% di chi ha una magistrale, con un guadagno rispettivamente di 2,6 e 2,2 punti sull’anno precedente. A cinque anni il quadro si consolida, con un tasso di occupazione del 91,7% per il primo livello e del 94,4% per il secondo, mentre la disoccupazione scende dal 9,2-9,3% del primo anno al 2,6% del quinto. La distanza tra i due momenti misura il tempo che serve al titolo di studio per esprimere il proprio rendimento sul mercato.

Indicatore Primo livello Secondo livello
Occupazione a un anno 81,2% 80,8%
Occupazione a cinque anni 91,7% 94,4%
Disoccupazione a un anno 9,2% 9,3%
Retribuzione netta a un anno 1.491 euro 1.495 euro
Variazione reale a un anno -1,4% -0,9%
Retribuzione netta a cinque anni 1.796 euro 1.903 euro

Lauree professionalizzanti, il primo dato occupazionale

Le lauree professionalizzanti registrano un tasso di occupazione superiore al 90% già a un anno dal titolo, il primo dato disponibile da quando questi corsi sono stati istituiti. Si tratta dei triennali delle classi Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio (L-P01), agrarie, alimentari e forestali (L-P02) e industriali e dell’informazione (L-P03), pensati per un inserimento immediato nel lavoro.

AlmaLaurea invita però alla prudenza, perché il collettivo è ancora ridotto e la rilevazione è alla prima edizione: il segnale è incoraggiante sui tempi di ingresso e sull’uso delle competenze acquisite, non una prova definitiva di efficacia del titolo.

Stipendi dei laureati erosi dall’inflazione

Sul fronte retributivo gli stipendi dei laureati perdono terreno: la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è di 1.491 euro per il primo livello e di 1.495 euro per il secondo, valori che al netto dell’inflazione corrispondono a un calo reale dell’1,4% e dello 0,9% nell’ultimo anno. Il divario emerge con l’esperienza, perché a cinque anni le retribuzioni salgono a 1.796 e 1.903 euro mensili, con un differenziale di 107 euro a favore della magistrale. È un andamento che pesa sulle scelte dei neolaureati, in un confronto continuo tra le lauree con le retribuzioni più alte e quelle meno remunerate, come accade per lo stipendio medio di un ingegnere rispetto ad altri percorsi.

Il vantaggio della laurea sul diploma

Il titolo universitario mantiene un margine misurabile sul diploma: nella fascia 25-64 anni il tasso di occupazione dei laureati è dell’84,7% contro il 74,0% dei diplomati. Il vantaggio si estende alla retribuzione e alla stabilità contrattuale, e si legge anche nella classifica degli stipendi in Italia per professione e settore. La laurea conferma così il proprio valore come investimento di medio periodo, pur dentro un mercato che fatica sul potere d’acquisto.

Rifiuto crescente di lavori sottopagati

I neolaureati rispondano alla pressione salariale con un atteggiamento più selettivo: il 66,9% di chi sta per laurearsi dichiara di accettare un impiego a tempo pieno solo a partire da 1.500 euro netti al mese. La disponibilità ad accettare lavori non coerenti con il percorso di studi è scesa dall’87,2% del 2016 al 76,4% del 2025, un calo di 10,8 punti. Secondo AlmaLaurea a contare non sono ormai «più solo carriera e guadagno», ma anche tempo libero, flessibilità e qualità delle relazioni, segno di una domanda di lavoro qualitativamente diversa.

Divari di genere e territoriali tra i laureati

Restano ampi i divari che attraversano i dati: le donne sono il 59,6% dei laureati e ottengono risultati accademici migliori, eppure incontrano più difficoltà degli uomini nell’accesso al lavoro e nelle retribuzioni. Le differenze territoriali penalizzano chi resta nel Mezzogiorno rispetto al Nord, mentre chi sceglie l’estero arriva a guadagnare in media il 60% in più. Il rendimento della laurea, quindi, dipende non solo dal percorso ma anche dal genere e dal luogo in cui lo si spende.