L’opzione di lavoro ibrido determina il 93% delle scelte di impiego

di Anna Fabi

4 Giugno 2026 12:55

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Sondaggio Hays Italia, il modello di lavoro è determinante nel 93% dei casi ma il rientro in ufficio avanza: al 44% delle aziende in due anni.

Il modo in cui si lavora conta quasi quanto lo stipendio. Secondo un sondaggio di Hays Italia su oltre 740 dipendenti, per il 93% la possibilità di lavorare in modalità ibrida tra casa e ufficio è un fattore chiave nella scelta di un nuovo impiego, e per il 20% è addirittura una priorità assoluta. Un segnale che le imprese non possono ignorare quando provano ad attrarre o trattenere personale. Anche se il rientro in sede (dopo anni di smart working spinto) continua ad avanzare sempre di più, seppur in chiave combinata con la modalità ibrida in ottica di conciliazione vita-lavoro.

Il modello di lavoro orienta la scelta dell’impiego

La retribuzione e i benefit contano ancora molto ma cresce l’attenzione verso l’equilibrio tra vita professionale e vita privata, importante per il 57% dei dipendenti. In questo quadro il modello di lavoro diventa un criterio di scelta del posto: in base alle rilevazioni Hays, con la possibilità di lavorare da remoto che emerge tra gli elementi più rilevanti nella valutazione di una nuova opportunità per il 42% dei dipendenti (come emerso anche dalla Salary Guide 2026).

Da qui, una crescente domanda di lavoro ibrido tra gli annunci di lavoro. Per i candidati, la flessibilità conta quasi quanto stipendio e ruolo.

L’ibrido premia il work-life balance

Chi ha provato il modello ibrido lo promuove. Tra questi lavoratori, l’88% ritiene che abbia migliorato il proprio equilibrio tra lavoro e vita privata; solo l’8% non vede cambiamenti e il 4% lamenta un peggioramento. Il 57% dei lavoratori indica il work-life balance come motivo principale per non lasciare l’azienda, alla pari di reddito e benefit.

Non a caso, i vantaggi dello smart working associato a giornate in sede vanno oltre l’organizzazione del tempo e riguardano anche il risparmio sui costi di trasferta.

Smart working vs. rientro in ufficio

Il lavoro a distanza è ormai una prassi consolidata nelle grandi imprese, dove oltre la metà degli impiegati opera in regime ibrido, e nel complesso riguarda circa 3,5 milioni di lavoratori. Nonostante il gradimento dei dipendenti, però, negli ultimi tempi le imprese stanno spingendo sul ritorno in sede. Secondo Hays, in due anni la quota di aziende del campione con lavoro prevalentemente in presenza è salita dal 32% al 44%, mentre l’ibrido si è assestato al 52%.

=> Smart working in calo, prevale il modello ibrido

Per il 2026, tra le imprese con politiche di lavoro flessibile, il 7% ha deciso di ridurle e riportare il personale in ufficio mentre quasi sette su dieci intendono confermarle senza modifiche. In queste circostanze, tuttavia, le HR non devono sottovalutare un altro trend: un lavoratore su tre valuterebbe di lasciare l’azienda se gli fosse imposto il rientro in presenza al 100%. La flessibilità, soprattutto per il manager, è diventata un requisito imprescindibile.

Vero è che aziende e dipendenti convergono sul valore dei modelli flessibili e, nel breve periodo, non sembra esserci in vista un ritorno generalizzato di tutti in ufficio.

In ultima analisi, la flessibilità è uno strumento di attrazione e retention.