La prima Legge annuale PMI 2026 non si limita a reti d’impresa, staffetta generazionale e false recensioni. Dentro il testo in vigore dal 7 aprile c’è anche il capitolo dedicato alla riforma dei Confidi, con una delega che interessa le piccole e medie imprese: l’accesso al credito assistito da garanzia. Il riordino non produce effetti immediati sui contratti di finanziamento alle PMI, tuttavia apre a un percorso destinato a incidere su struttura, funzioni e costi del sistema.
Riforma Confidi, la Legge sulle PMI apre il cantiere
L’articolo 7 della Legge annuale PMI affida al Governo il compito di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina dei Confidi entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore. Dal 7 aprile parte il conto alla rovescia della delega al Governo, che dovrà tradurre i criteri fissati dalla legge in uno o più decreti legislativi. Per le PMI, il risultato si misurerà lì: nella capacità del riordino di rendere la garanzia collettiva più solida, meno costosa e più utile nel rapporto con il credito.
Gli obiettivi della delega al Governo
Il riferimento resta la normativa di base contenuta nell’articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003, ma il legislatore sceglie di intervenire con una delega ampia, costruita per rafforzare la funzione dei consorzi di garanzia collettiva in un mercato del credito molto diverso da quello in cui quella disciplina era nata.
I Confidi tornano dunque al centro del sistema come leva per il sostegno al credito delle PMI, in una fase in cui le imprese si misurano con banche più selettive, requisiti di valutazione più articolati e un quadro in cui il Fondo di Garanzia PMI continua a pesare ma non esaurisce il tema dell’accesso alla finanza bancaria.
Come ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso:
con la delega per la riforma dell’artigianato, quella sulle centrali consortili, Confidi e in materia di startup e PMI innovative avviamo un riordino atteso da anni, sosteniamo il settore della moda e i marchi storici, incentiviamo il ricambio generazionale, rafforziamo le reti d’impresa e miglioriamo l’accesso al credito.
Compagine sociale e Albo intermediari
Una delle novità più rilevanti riguarda la compagine sociale. La delega chiede infatti di ampliare la platea dei soggetti che possono entrare nei Confidi, superando l’assetto costruito in via prevalente attorno a PMI e liberi professionisti. L’obiettivo è quello di allargare la base e rendere più solido il sistema senza snaturarne la funzione mutualistica.
La legge interviene anche sui requisiti di iscrizione all’Albo degli intermediari finanziari ex articolo 106 del TUB. È un punto tecnico ma decisivo, perché tocca la linea di confine tra i Confidi minori e quelli vigilati, con effetti che possono riflettersi sulla capacità di stare sul mercato, di aggregarsi e di offrire servizi con maggiore continuità.
Garanzie, consulenza e costi di istruttoria
La delega non si ferma alla garanzia in senso stretto. Tra i criteri direttivi compare il rafforzamento dell’attività dei Confidi a sostegno delle PMI nel campo delle garanzie e dei servizi finanziari, con un’estensione delle attività esercitabili dai Confidi iscritti all’Albo 106, in particolare sul terreno della consulenza e dell’assistenza alle imprese socie o consorziate.
Qui si vede bene la direzione del legislatore. I Confidi non vengono più letti soltanto come soggetti che accompagnano la pratica bancaria con una garanzia, ma come presidi che possono affiancare l’impresa anche nella preparazione del rapporto con il credito, in un contesto in cui la valutazione bancaria incorpora sempre più spesso elementi organizzativi, patrimoniali e profili ESG.
Nello stesso articolo compare anche un altro criterio destinato a pesare nella pratica: la riduzione dei costi di istruttoria richiesti per la valutazione del merito creditizio delle imprese. Non è ancora scritto il meccanismo con cui questo risultato verrà perseguito, ma il segnale è netto e riguarda uno dei punti in cui il rapporto tra impresa e garanzia si è fatto più oneroso negli ultimi anni.
Aggregazioni e tempi del riordino
La legge spinge infine verso i processi di aggregazione tra Confidi, con agevolazioni e semplificazioni normative pensate per favorire strutture più robuste. Il tema non è solo dimensionale. Un sistema più aggregato può reggere meglio la vigilanza, ridurre duplicazioni e presentarsi al mercato con un profilo più leggibile per banche e imprese.