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Accordo UE-Mercosur sotto esame: cosa rischiano agricoltura e PMI

di Teresa Barone

29 Gennaio 2026 11:34

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Il rinvio alla Corte UE riapre il dossier Mercosur. Tra opportunità di export e timori per concorrenza e filiere agricole, cosa cambia per imprese e PMI.

Il percorso dell’accordo commerciale UE-Mercosur si fa accidentato. In attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia UE, chiamata a valutare la legittimità dell’intesa, il Parlamento Europeo ne ha rinviato l’entrata in vigore, aprendo una fase di confronto politico ed economico che continua a dividere imprese e rappresentanze di settore.

L’intesa per il libero scambio tra paesi dell’Unione Europea e Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay prevede l’eliminazione progressiva di circa il 91-92% dei dazi sulle esportazioni. Un’apertura che promette nuove opportunità ma che solleva anche forti preoccupazioni, in particolare nel comparto agricolo e agroalimentare.

Tutele per il Made in Europe e filiere sensibili

Il testo dell’intesa prevede strumenti di tutela per il Made in Europe, tra cui il divieto di imitazione di 344 indicazioni geografiche europee, 57 delle quali italiane. Sono inoltre previste clausole di salvaguardia per alcune filiere sensibili dell’agroalimentare e l’anticipo al 2028 di risorse della PAC 2028-2034.

Nonostante queste garanzie, il timore di una concorrenza asimmetrica resta centrale nel dibattito, soprattutto per le produzioni più esposte alla competizione con sistemi regolatori meno stringenti.

Industria ed export: l’accordo come leva di crescita

Dal fronte industriale, la valutazione resta positiva. Per Confindustria, l’accordo rappresenta un’occasione strategica. La vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Barbara Cimmino, lo definisce un moltiplicatore di opportunità, capace di favorire non solo le esportazioni ma anche nuovi investimenti, infrastrutture moderne e filiere integrate, in linea con gli standard europei ambientali, sociali e tecnologici.

Agricoltura e controlli: la partita dell’attuazione

Sul versante agricolo, il nodo principale resta l’effettiva applicazione delle regole. Paolo De Castro, presidente di Nomisma, richiama l’attenzione sulla necessità di controlli rigorosi alle frontiere e sull’applicazione concreta delle clausole di salvaguardia. Senza verifiche puntuali e standard equivalenti, l’apertura dei mercati rischia di penalizzare chi produce nel rispetto di regole più severe.

La posizione di Confartigianato: attenzione alle PMI

Più prudente la posizione di Confartigianato, che non esclude l’applicazione provvisoria dell’accordo ma chiede una valutazione attenta degli impatti sulle PMI. Secondo l’associazione, l’intesa può offrire opportunità anche alle imprese di piccola dimensione, a patto che siano garantite reciprocità delle regole, controlli efficaci e strumenti di accompagnamento per evitare squilibri competitivi.

Il rischio, in assenza di tutele adeguate, è che l’apertura dei mercati favorisca soprattutto i grandi operatori, lasciando le PMI più esposte alla pressione sui prezzi e alla concorrenza di produzioni extra-UE meno vincolate.

Il fronte delle proteste agricole

La lettura di Coldiretti del rinvio deciso dal Parlamento europeo e il passaggio alla Corte di Giustizia è quello di un primo risultato delle mobilitazioni degli agricoltori. L’organizzazione chiede che il Parlamento UE mantenga un ruolo centrale e che vengano rafforzate le norme sulla reciprocità, per impedire l’ingresso di prodotti che non rispettano le stesse regole imposte alle imprese europee.

Il confronto sull’accordo Mercosur resta quindi aperto. Tra opportunità di crescita, timori per l’agricoltura e richieste di tutela per le PMI, la decisione finale sarà determinante per ridefinire gli equilibri commerciali tra Europa e America Latina.