Negli ultimi giorni stanno arrivando a molte imprese agricole e agroalimentari le notifiche INPS di annullamento delle domande di esonero contributivo presentate durante l’emergenza Covid. I provvedimenti riguardano i benefici riconosciuti per il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2020 e sono stati comunicati dall’INPS con il messaggio n. 72 del 7 gennaio 2026.
L’annullamento non è automatico per tutti: deriva dagli esiti negativi delle verifiche effettuate dall’Istituto, legate alla mancata presenza dei requisiti richiesti al momento della domanda.
Perché l’INPS sta annullando gli esoneri Covid
Secondo quanto chiarito dall’INPS, i provvedimenti di annullamento scattano quando, a seguito dei controlli successivi, emergono irregolarità o carenze documentali che impediscono la conferma dell’agevolazione contributiva concessa in fase emergenziale.
Le verifiche hanno interessato in particolare i datori di lavoro dei settori agricolo e agroalimentare, destinatari di misure straordinarie introdotte per fronteggiare la crisi pandemica.
Come presentare ricorso: l’istanza di riesame
I datori di lavoro che ricevono la comunicazione di annullamento possono comunque attivarsi. È infatti possibile presentare un’istanza di riesame utilizzando la funzione “Comunicazione Bidirezionale” disponibile nel Cassetto Previdenziale del Contribuente, selezionando l’oggetto “Esoneri e benefici contributivi”.
Attraverso questa procedura è possibile fornire chiarimenti, documentazione integrativa o segnalare eventuali errori riscontrati nella valutazione della domanda.
Debiti contributivi: come rateizzare o ridurre le sanzioni
Nel caso in cui dall’annullamento emerga un debito contributivo nell’estratto conto aziendale, il datore di lavoro può regolarizzare la posizione presentando una “Richiesta di calcolo delle somme aggiuntive” oppure un’istanza di rateazione, sempre tramite la Comunicazione Bidirezionale del Cassetto Previdenziale.
È prevista inoltre una riduzione del 50% delle sanzioni civili se il pagamento dei contributi dovuti viene effettuato integralmente entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento oppure se viene richiesta tempestivamente la rateazione.
Un passaggio che diventa decisivo per limitare l’impatto economico dell’annullamento e chiudere rapidamente la posizione con l’INPS.