Con l’ingresso della Manovra 2026 nella fase cruciale dell’iter parlamentare, prende forma una delle operazioni più rilevanti sul fronte dell’edilizia e della fiscalità immobiliare. Quattro emendamenti firmati da Fratelli d’Italia, inseriti nel fascicolo delle proposte segnalate, delineano infatti un intervento articolato che punta a regolarizzare una vasta quota di patrimonio edilizio italiano. Non si tratterebbe di misure estemporanee: il pacchetto compone un disegno unitario che, tra nuove sanatorie e riaperture di vecchi condoni, potrebbe incidere profondamente sulla gestione del territorio e sull’attività amministrativa dei Comuni.
In via prospettiva, le proposte dovrebbero entrare nel vivo con un vertice di maggioranza per stabilire quali misure saranno realmente sostenute dal Governo e con quali coperture. Successivamente, il pacchetto edilizio affronterà il confronto in Commissione Bilancio, dove si definirà l’eventuale perimetro finale delle norme in vista dell’approvazione della Manovra.
Nuova sanatoria edilizia: cosa prevede l’emendamento Gelmetti
Il cuore dell’operazione è l’emendamento a firma del deputato Matteo Gelmetti, che introduce una sanatoria edilizia di portata nazionale ispirata alla logica del condono del 1985, ma con confini più delimitati. Il testo fissa un paletto temporale preciso: potrebbero essere regolarizzate solo le opere ultimate entro il 30 settembre 2025. La data rappresenterebbe quindi la discriminante per accedere alla procedura. Rientrerebbero nella sanatoria:
- opere pertinenziali come portici e tettoie realizzate in assenza di titolo edilizio o in difformità dal permesso;
- opere accessorie come balconi, logge e manufatti minori;
- interventi di ristrutturazione e risanamento eseguiti senza titolo o in difformità, purché non abbiano comportato aumenti di superficie o volumetria.
Resterebbero invece escluse le nuove costruzioni totalmente abusive, che non potranno essere regolarizzate in alcun modo. L’intervento, pur non configurandosi come un condono generalizzato, amplierebbe comunque in modo evidente l’elenco delle opere sanabili, con l’obiettivo dichiarato di far emergere irregolarità diffuse e di piccola scala.
Riapertura condono 2003 con focus Campania
Nel pacchetto FdI figurano due ulteriori emendamenti, firmati rispettivamente da Gelmetti e Sergio Rastrelli, dedicati alla riapertura del condono edilizio del 2003. La proposta non ha carattere nazionale uniforme: il legislatore punterebbe l’attenzione sulla Campania, regione che sconta un accumulo storico di irregolarità edilizie e un volume di pratiche inevase particolarmente elevato.
La riapertura dei termini consentirebbe a cittadini e imprese di presentare nuove richieste di condono relative alle fattispecie previste dalla legge del 2003, con la possibilità di chiudere parte del contenzioso urbanistico ancora pendente.
Pratiche arretrate entro il 31 marzo 2026
Un ultimo emendamento, sempre a firma Gelmetti, propone infine di introdurre una misura senza precedenti: un termine perentorio per obbligare i Comuni a chiudere le pratiche pendenti dei tre grandi condoni edilizi del passato — 1985, 1994 e 2003 — entro il 31 marzo 2026.
La proposta nasce da un dato emblematico: in molti uffici tecnici comunali giacciono ancora domande presentate quasi quarant’anni fa e mai esitate perché impossibili da gestire negli attuali organici. L’obiettivo sarebbe quello di alleggerire il carico amministrativo e sbloccare un arretrato che, di fatto, paralizza la pianificazione urbanistica in numerosi territori.