L’economia globale cresce trainata da Usa e Asia mentre l’Europa resta frenata dalla crisi tedesca, e l’Italia vede recuperi di PIL fermi allo zero virgola. A questo scenario già poco roseo per chi sta da questa parte dell’Atlantico si aggiungono le nuove politiche economiche della presidenza americana.
Non solo i dazi – con i primi su acciaio e alluminio che partono il 12 marzo e timori crescenti anche per auto, pharma e chip – ma anche una strategia che sembra avere fra gli obiettivi proprio quello di confondere i competitor.
In Europa l’incertezza economica supera i livelli Covid
L’Osservatorio Ceresio Investors, sottolinea questo aspetto caratterizzante della politica commerciale ed economia americana. «Finora si sono essenzialmente susseguiti una serie di provvedimenti e dichiarazioni che prima hanno imposto tariffe, poi le hanno sospese, prima in forma generalizzata, poi specifica su singoli prodotti, ma con eventuali esclusioni di paesi “virtuosi”, e con percentuali di imposizione diverse, che si materializzano con la stessa naturalezza con cui un mago estrae un coniglio dal suo cappello».
Che senso ha tutto questo? Si ipotizza che l’obiettivo sia confondere gli avversari, in particolare l’Europa. «Esistono indici costruiti per misurare l’insicurezza che aleggia su di una nazione», spiega il rapporto. Sono costruiti conteggiando quanto spesso il tema venga trattato dalle principali testate giornalistiche di ogni paese. Ebbene, «secondo questo approccio, l’Europa risulta la regione più confusa, con un livello di dubbio superiore anche a quello raggiunto durante l’epidemia di Covid».
Non sembra un buon dato. Gli economisti di Ceresio Investors insistono sul fatto che l’Europa ha molto da perdere da una guerra commerciale con gli USA, primo mercato di destinazione delle esportazioni. Si potrebbe obiettare che anche l’economia americana non ha un reale interesse a contrapporsi a quella del principale partner commerciale. Ma è un dato di fatto che al momento il Vecchio Continente non stia dando una risposta adeguata.

L’impatto della strategia di Trump sulla Cina
Questa strategia della confusione non sembra aver invece intaccato più di tanto la Cina, che a rigor di logica dovrebbe essere il vero bersaglio delle politiche commerciali aggressive a stelle e strisce visto il terreno che guadagna di anno in anno verso il primato economico del pianeta. Invece, segnala il report, a Pechino i livelli di incertezza sono «molto inferiori alla prima ondata di tariffe del 2018/2019, essendosi rodata da anni di contrapposizione astiosa con gli USA».
Le prospettive di crescita del PIL globale
Ci si potrebbe chiedere quanto solida possa essere una politica economica basata su questa strategia della confusione. Al momento il fatto è che si inserisce in un contesto in cui gli Usa vanno bene, con un pil visto in crescita del 2,7% dal Fondo Monetario Internazionale per il 2025, e come detto l’Europa invece sconta parecchie debolezze interne. La fase espansiva, o almeno non più restrittiva, della politica monetaria può giocare un ruolo positivo, sempre che non si determinino dinamiche inflazionistiche cui la Bce è particolarmente sensibile. Le aspettative di ripresa del settore manifatturiero sono un altro fattore positivo.

Ma, al momento, la crescita mondiale è trainata da Usa e Cina. Non solo: proprio da Washington secondo il report di Ceresio Investors potrebbe arrivare un’ulteriore spinta per una nuova revisione al rialzo del pil 2025, attualmente visto in crescita del 3,3%.