Factoring: cessione del credito nelle Pmi

La carenza di liquidità può spingere le imprese a recuperare capitali attraverso metodi alternativi

L’attuale difficoltà di accesso a prestiti e finanziamenti sta portando in auge tra le Pmi la cessione del credito, tecnicamente chiamato Factoring: l’Italia è diventata il terzo mercato al mondo in questo settore e il suo impiego rappresenta circa l ‘ 8% del PIL.

Il factoring è il contratto mediante il quale un’impresa cede i suoi crediti ad un’altra impresa (chiamata factor), che ne anticipa il pagamento dopo averne dedotto un compenso e la provvigione per la copertura dei rischi.

Le parti che vogliano stipulare tale contratto devono assolvere determinate caratteristiche: il cedente deve essere imprenditore; il cessionario deve offrire solide garanzie patrimoniali e professionali e devono essere identificati banca o intermediario finanziario il cui oggetto sociale preveda l’esercizio dell’attività di acquisto dei crediti d’impresa; l ‘ oggetto deve essere rappresentato da crediti maturati nell ‘ esercizio d’impresa.

In questo modo, le imprese riescono a ottenere immediatamente dei capitali che, in alternativa, avrebbero riscosso solo alla scadenza del credito: un aiuto in più per far fronte alla crisi.

Il factoring, infatti, rappresenta una forma di finanziamento complementare al credito bancario nonché una forma di garanzia del buon fine dei crediti commerciali. Viene preferito dalle società che hanno difficoltà a riscuotere regolarmente i crediti e da quelle che, per scelta, decidono di affidare a terzi la gestione e il controllo del portafoglio clienti. Esistono tre principali forme di factoring:

  1. pro soluto – avviene con l’anticipazione dei crediti al momento della cessione dei medesimi. È la forma più usata dalle imprese anche se presenta commissioni più alte;
  2. pro solvendo – il pagamento dei crediti avviene alla scadenza dei medesimi;
  3. per l’incasso.