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Blockchain, Comandini: da buzzword a leva di business

di Barbara Weisz

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PMI.it incontra l'esperto MiSE a Campus Party: Blockchain per tutte le operazioni di business che richiedano tracciabilità e sicurezza, scenari d'uso e nuove prospettive.

«Supply chain, insurtech, fintech, metodi di pagamenti: sono alcuni dei settori ci quali si rivolge principalmente la blockchain.

Una tecnologia – spiega Gian Luca Comandini, esperto del Ministero dello Sviluppo Economico nel suo intervento a Campus Party 2019:  – che va incontro a qualunque business basato su «uno scambio di informazioni che richieda di essere sicuro.

Non a caso, una delle prime, e ancor oggi più note, applicazioni della blockchain è rappresentata dal Bitcoin e dalle criptovalute.  Ma attenzione, sottolinea Comandini: il mercato si è ormai evoluto.

La moneta virtuale è servita a diffondere la tecnologia. Ma dopo anni in cui si parlava prevalentemente di bitcoin, oggi si parla di blockchain.

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In termini tecnici, blockchain significa catena di blocchi di dati. Il meccanismo è tale per cui è impossibile modificare un dato. Quindi, in parole semplici, una volta che un dato entra nella catena, diventa non solo immodificabile ma anche completamente tracciabile in tutti i passaggi che lo interessano o lo modificano.

 

 

Comandini usa una metafora che rende bene l’idea: è un «registro distribuito pubblico e trasparente».

L’elemento debole è invece l’affidabilità del dato iniziale, che non è garantita dalla tecnologia. Esempio: se inserisco l’informazione di un prodotto chiamandolo biologico, tutti i futuri dati di quel prodotto ne manterranno la connotazione, ma se il prodotto di partenza non era effettivamente biologico, allora l’errore si replicherà nella catena.

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La soluzione, spiega Comandini, è l’integrazione con altre tecnologie, ad esempio l’internet delle cose (IoT), che può invece intervenire a monte della catena a garanzia del dato iniziale.

Oggi sono tantissime le applicazioni della blockchain a disposizione delle imprese.

Al Ministero stiamo facendo una lista di casi d’uso

prosegue Comandini, che però mette in guardia contro un fenomeno che potremmo definire di mercato.

La blockchain in questo momento va molto di moda, con tutte le conseguenze che questo comporta. Esempio: un’azienda di succhi di frutta ha accostato la parola blockchain alle sue campagne di comunicazione, senza però passare alle via di fatto: ugualmente, ha fatto un balzo del 300% in Borsa perché ha ingolosito gli investitori.

Il problema è che oggi è una buzzword.

L’esperto prevede lo scoppio della bolla, come avvenuto a cavallo del millennio con le dotcom. «Solo dopo lo scoppio della bolla sono nati i progetti veri. Penso che debba ancora arrivare la bolla delle criptovalute.

Quando scoppierà, ripulirà l’80-85% di tante fuffe in giro e ci concentreremo sui pochi progetti realmente seri.

Ma cosa stanno facendo in questo momento le imprese?

«Molte PMI si stanno affidando non a blockchain pubbliche ma a intermediari fiduciari». Si tratta spesso di colossi hi-tech o di banche, che creano la propria blockchain e la propongono alle imprese.

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«I puristi dicono che quella non è vera blockchain – avverte l’esperto -. E’ un po’ lo stesso discorso di Facebook e Libra: Menlo Park voleva da tempo entrare nei servizi finanziari e ora con Libra può farlo senza bisogno della licenza bancaria.

Ma Libra non è una vera criptovaluta. Eppure:

se quest’iniziativa stimola lo spostamento dell’attenzione significa che il prossimo passo evolutivo sarà la blockchain.

Comunque sia, «la speranza è che già ora, o nel 2020, con le seconde generazioni di esperti e tecnici, inizi a prendere piede una blockchain decentralizzata, pubblica. All’inizio è normale che riescano ad investire solo i colossi».

Un altro campo di applicazione che Comandini ricorda è quello degli smart contract, che garantiscono una transazione sicura fra cliente e fornitore del servizio. Esempio: l’acquisto di un biglietto del treno.

Il metodo tradizionale prevede il pagamento anticipato: se poi ci sono dei disservizi, il cliente presenta reclamo e ottiene un rimborso. Lo smart contract prevede invece il pagamento in diretta, in base al servizio  effettivamente erogato.

Lo smart contract da una parte garantisce il cliente, dall’altra crea vantaggi anche per il fornitore, perchè il mancato rispetto di determinate regole contrattuali comporta, automaticamente e immediatamente, un risparmio di denaro.

E’ uno strumento che, spiega Comandini, rappresenta ad esempio una nuova occasione innovativa per gli avvocati.

Ed ai microfoni di PMI.it Comandini ricorda infine le novità in arrivo: «come task force governativa del MiSE consegneremo a breve un documento con la strategia nazionale, dopo che il governo ha stanziato i fondi per lo sviluppo di intelligenza artificiale, innovazione e blockchain».