La ricerca italiana sul mobile web

di Cristina Gena

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Uno sguardo ai progressi del mondo della ricerca italiana in ambito di mobile web

I lavori descritti in questo articolo sono stati presentati durante la Giornata Nazionale sulle Guide Mobili che si è svolta a Torino lo scorso ottobre durante la conferenza Virtuality 2006. Il workshop è stato pensato come un momento di incontro e di scambio non solo tra accademici, ma tra tutti coloro che sviluppano e realizzano applicazioni per il mobile nei più svariati ambiti. Gli organizzatori sperano di far diventare la Giornata un appuntamento annuale che attragga chi lavora in questo campo, sia da un punto di vista della ricerca sia anche da un punto di vista più applicativo.

Iniziamo presentando il lavoro di un gruppo di ricercatori dell’università di Modena e Reggio Emilia e del Centro Ricerche Fiat (Mauro Dell’Amico, Enrica Deregibus, Stefano Marzani, Roberto Montanari, Francesco Tesauri) che hanno proposto una serie di linee guida di usabilità per siti web pensati per PDA. Lo studio si è articolato in due momenti, entrambi portati avanti secondo un approccio user-centered:

  • il primo ha riguardato l’individuazione e la valutazione di standard de facto inerenti gli aspetti di navigazione di un sito, definiti anche come meta-funzioni (es: link alla home, hHelp, ricerca, mappa del sito, etc.);
  • il secondo è invece consistito in una serie di sessioni controllate di progettazione, nelle quali è stato chiesto agli utenti coinvolti di valutare e abbozzare delle strutture di navigazione.

Vediamo più da vicino l’articolazione di questi due step. Il lavoro degli autori parte dalla considerazione che l’adattamento di un sito web ad un dispositivo mobile non deve essere un semplice ridimensionamento della versione desktop-based, né tanto meno una trasformazione dello stessa, variabile a seconda del contesto di utilizzo.

Alcuni elementi dovrebbero essere sempre presenti. Gli utenti del mobile web hanno infatti della aspettative consolidate su come un sito mobile dovrebbe essere navigato e su quali elementi di navigazione dovrebbero sempre essere presenti. Queste aspettative, che derivano dall’esperienza che gli utenti hanno maturato sul desktop web, sono state definite da Dell’Amico et al. come degli standard de facto, che possono essere più o meno dipendenti dall’applicazione e/o dal contesto. Gli standard più generali sono stati a loro volta chiamati meta-funzioni, ovvero degli elementi funzionali presenti all’interno delle singole pagine e caratterizzanti la struttura generale del sito. Elementi che gli autori hanno individuato dopo avere analizzato la struttura di 14 siti che offrono informazioni agli utenti in mobilità.

Più nello specifico iCity si presenta come un sito web fruibile efficacemente attraverso diversi dispositivi come PC, palmari, cellulari, PSP, ecc. I contenuti che il sito presenta sono recuperati in maniera automatica dagli RSS di Torino Cultura (un sito del Comune di Torino che informa i cittadini sugli eventi culturali presenti in città), parsificati e adattati per iCity. L’utente, una volta registrato, vedrà la lista degli eventi personalizzata a seconda dei suoi interessi; potrà taggare e dare la propria opinione sui singoli eventi; aggiungere nuovi eventi e informazioni su eventi già presenti; crearsi una propria agenda di eventi. Come già detto, iCity è un sito fruibile attraverso diversi dispositivi in cui contenuti e funzionalità si adattano automaticamente a seconda del device in uso, ad esempio in ambiente mobile alcune delle funzionalità di inserimento dati sono eliminate o facilitate. Il progetto è comunque in fase di sviluppo e si attendono nuove evoluzioni verso una dimensione sociale e partecipativa dell’utenza. Per maggiori dettagli si veda l’articolo.

Infine i ricercatori del CNR di Pisa guidati da Fabio Paternò hanno presentato un progetto riguardante la migrazione di un’interfaccia utente tra dispositivi diversi, in un contesto di mobilità. In particolare, è stata analizzata una migrazione tra diversi dispositivi mobili che consente agli utenti in movimento di continuare uno stesso compito pur cambiando device. Ad esempio, un utente potrebbe iniziare a fare la sua lista della spesa online su un sito web mentre è in ufficio; continuare dallo stesso punto in cui si era fermato sul suo palmare, mentre torna a casa in pullman; aggiungere delle cose che si era dimenticato accedendo al sito da casa, attraverso la TV digitale, e infine inviare la richiesta. La cosa interessante è che che l’applicazione non fa uso di un carrello, che memorizza le informazioni lato server, ma gli elementi selezionati in un form su una pagina web mentre si sta utilizzando un PC, ad esempio, sono riproposti su un palmare in una soluzione di continuità, in cui l’utente migra la stessa interfaccia, e il suo stato, da un dispositivo all’altro. Tale migrazione può essere richiesta esplicitamente dall’utente o proposta dal sistema stesso in determinate condizioni (ad esempio, se la batteria del palmare si sta scaricando il sistema potrebbe proporre la migrazione verso il telefono cellulare).

L’applicazione dei ricercatori di Pisa è in grado quindi di individuare le interazioni dell’utente a livello del client, mantenerne lo stato, e migrarle su una nuova interfaccia per un tipo diverso di device.Tutto questo è reso possibile grazie all’utilizzo di un linguaggio logico per la descrizione dell’interfaccia, indipendente dal dispositivo, e da delle regole di trasformazione che tengono conto degli specifici aspetti delle diverse piattaforme e dei linguaggi utilizzati. Le trasformazioni consentono inoltre di passare da una applicazione web adun’applicazione Java, come ad esempio quelle per la televisione digitale. La descrizione dettagliata del lavoro è reperibile a questo indirizzo.