Open banking alla sfida del mercato

di Redazione PMI.it

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Italiani disposti a condividere i propri dati in cambio di sconti e servizi: privacy, utilizzo delle tecnologie, abitudini e nuove sfide per l'e-banking.

L’utilizzo di Internet è ampiamente diffuso, la quasi totalità degli italiani passano online almeno un’ora al giorno, ma quando si tratta di fare acquisti il discorso cambia e più della metà dei consumatori preferisce il negozio fisico e i pagamenti in contanti, anche se il nuovo avanza, e questo riguarda anche i rapporti con la banca e la propensione all’open banking.

Qui c’è un dato importante: il 20% degli italiani è disposto a condividere dati finanziari personali in cambio di servizi o sconti. Sono i risultati dell’ottavo rapporto Crif-Sda Bocconi, che si è focalizzato sull’analisi della domanda per valutare la propensione all’open banking degli italiani. L’indagine riguarda quattro categorie di consumatori: Baby Boomers, Generazione X, Old Millennials, Young Millennials.

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Open banking: l’opinione dei consumatori

Ebbene, il 92,5% passa online almeno un’ora al giorno, quindi l’utilizzo di Internet non è un ostacolo all’utilizzo di nuove tecnologie. Quando si tratta di fare acquisti, però, il 64% degli intervistati sceglie canali tradizionali (i negozi fisici), e preferisce pagare in contanti (60%). È comunque diffuso anche l’utilizzo delle carte di credito e di debito (oltre il 5’%), relativamente basse le percentuali relative ad altre tipologie di pagamenti innovativi (13% effettua pagamenti mobile, con uso saltuario).

Atteggiamento molto simile nei confronti dei servizi bancari: la metà del campione si affida alle banche tradizionali, il 70% ha una sola banca, l’apertura del conto avviene in filiale nel 69% dei casi, la banca tradizionale continua a essere l’interlocutore privilegiato per chiedere un finanziamento, mentre in materia di investimenti c’è maggior apertura verso i servizi online.

Platea divisa sulla propensione a cambiare banca: il 52% è soddisfatto del proprio istituto di credito, ed è disposto a condividere i propri dati per ottenere servizi migliori, il 25% non è invece soddisfatto ma resta prudente anche verso soluzioni esterne, il 23% invece è disponibile a cercare offerte migliori.

Notevole la disponibilità a condividere i propri dati finanziari (20%) o in genere dati personali (76%) in cambio di una contropartita economica in termini di servizi, sconti e via dicendo. Quindi, dalla ricerca emerge che ci sono i presupposti perché lo scenario reso possibile dalla PSD2 si realizzi.

La PSD2 impone ai lender di rinunciare a trattare le informazioni acquisite come proprietari, ma il fattore abilitante della diffusione dell’open banking è, prima di tutto, la disponibilità della clientela a condividere i dati sulla propria posizione finanziaria complessiva.

Commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. Per l’industria finanziaria, la sfida è aperta.

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