Sicurezza nazionale a rischio cyber-spionaggio

di Paolo Iasevoli

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McAfee, NATO e FBI lanciano l'allarme: 120 Nazioni utilizzano internet per operazioni di spionaggio e tutte le reti governative corrono sempre più il rischio di subire attacchi informatici

«Il cybercrime è un problema a livello mondiale, si è notevolmente evoluto e non è più una minaccia solo per le aziende e i singoli, ma interessa sempre più anche la sicurezza nazionale».

L’allarme è lanciato da Jeff Green, vice presidente di McAfee, che ieri ha pubblicato i risultati del suo studio annuale sulla sicurezza informatica. Risultati che sono tutt’altro che rassicuranti e pongono al primo posto tra le minacce lo spionaggio online, che sempre più spesso riguardano anche i Governi nazionali, che rivestono il ruolo di vittime ma anche di artefici.

Secondo la NATO che, insieme all’FBI, ha partecipato allo studio, la Rete è abitualmente utilizzata da 120 Nazioni per operazioni di spionaggio. Spesso, inoltre, sono gli stessi Governi a lanciare attacchi informatici, con l’obiettivo di colpire infrastrutture strategiche come quella elettrica, i sistemi informativi statali, il controllo del traffico aereo e le borse.

Tra i “Paesi canaglia” spicca la Cina, dalla quale parte un numero sempre crescente di attacchi, spesso orchestrati ad hoc per eludere le difese informatiche dei Governi. Si va da semplici ricognizioni ad operazioni più sofisticate, come lo spionaggio politico, militare, economico e tecnico.

L’Italia è già stata colpita, e in maniera non lieve, dal cybercrimine, ma uno degli esempi più eclatanti è rappresentato dalla serie di attacchi coordinati che ha colpito i computer del Governo dell’Estonia: «le misure di protezione tradizionali non sono state sufficienti per tutelarsi contro gli attacchi che hanno colpito l’infrastruttura nazionale critica dell’Estonia. Non sorprende che siano state utilizzate delle botnet mentre il livello di complessità e coordinamento degli attacchi rappresenta una novità».

Secondo gli esperti di McAfee, si sta delineando un vero e proprio mercato del cybercrimine, un’economia sotterranea in cui circolano prodotti e professionisti con tanto di “servizio clienti” e aste per la compravendita di tecnologie e conoscenze.

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