La sicurezza mobile in un’impronta? Facile, grazie ai sensori biometrici

di Alessandra Gualtieri

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La sicurezza e la protezione dei dati contenuti nei dispositivi mobili e portatili è oggi qualcosa si più di un eccesso di zelo o un frivolo lusso per pochi.

Lo dimostra la graduale diffusione sul mercato di notebook, ultra mobile PC, smartphone e cellulari dotati di sensore per il riconoscimento biometrico delle impronte digitali.

Per chi maneggia dati aziendali e opera in mobilità , disporre di una funzione simile può davvero fare la differenza. Anche perché, per le utenze business, la domanda di mercato di dispositivi che integrano sistemi e software in grado di garantire standard di sicurezza così elevati ed accurati riguarda non soltanto i comuni notebook, ma anche i PDA e i pocket PC sempre più diffusi tra i manager e negli ambienti Pmi.

Per rispondere a questa esigenza, la rilevazione biometrica delle impronte digitali da alcuni anni ha fatto la sua comparsa in numerosi device mobili.

Così – accanto ai notebook ed UMPC di Asus, Sony o IBM – troviamo anche i cellulari “sicuri” di Pantech (PG 6200) e Mio Technology (Mio A702) o gli smartphone di Toshiba (Portégé G500 e G900), HP (iPAQ hx2790) e HTC (P6500, S370), solo per citarne alcuni.

Lo scanner biometrico per il riconoscimento delle impronte digitali è una delle più interessanti funzionalità  per i terminali mobili di ultima generazione: semplice come il touchpad dei portatili, in pratica abilita alla navigazione interna garantendo piena sicurezza per l’accesso ai dati custoditi e consente di bloccare e sbloccare il dispositivo attraverso il riconoscimento della propria impronta, impedendo gli accessi non autorizzati.

E per gli amanti della tecnologia di precisione affascinati dell'affidabilità  biometrica, segnaliamo il futuro lancio sul mercato dei terminali mobili con scansione dell'iride.
A mettere a punto il primo prototipo è stata la giapponese Oki: si tratta di un software compatibile con tutti gli smartphone Windows XP, Symbian o Windows Mobile.

Ciò che mi chiedo è quanto sia consolidata oggi la fiducia degli utenti nei confronti di queste soluzioni. O meglio, quanto ci si “fidi” a rendere così esclusivo il rapporto con il proprio terminale mobile, che in alcuni casi è un telefono o PDA aziendale, per cui di utilizzo comune (per quanto ristretto).

È chiaro che la tecnologia consente con facilità  l’aggiornamento delle informazioni biometriche, ma per esperienza ho notato spesso una certa pigrizia a lasciarsi coinvolgere da funzionalità  di questo tipo. Forse anche per una scarsa forma mentis nei confronti di certe nuove tecnologie.

In questo caso, agli scettici e ai pigri bisognerebbe solo ricordare che quando si tratta di sicurezza – soprattutto sul lavoro – il gioco vale sempre la candela.

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