Innovazione, il piano d’azione degli Stati Generali

di Alessia Valentini

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La cultura dell'innovazione, da promuovere anche a scuola e sulla Rai, la sussidiarietà operativa, una Pa che renda pubblici i suoi dati, l'open government. Le otto proposte degli Stati Generali dell'Innovazione.

Sviluppare la cultura dell’innovazione, promuovere le smart cities, il federalismo digitale, la sussidiarietà operativa, l’open government, rendere pubblici i dati della pubblica amministrazione. Sono alcune delle proposte elaborate dagli Stati Generali dell’Innovazione (SGI), l’associazione/movimento promotrice del convegno del 25 e 26 novembre a Roma, nata per iniziativa di cittadini, aziende, movimenti no profit e oltre cento associazioni, con l’obiettivo di rilanciare la crescita del nostro Paese attraverso la creatività dei giovani, il riconoscimento del merito, l’abbattimento del digital divide e il rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government. Queste dunque le quattro aree su cui si è sviluppato l’intenso dibattito durante l’evento degli Stati Generali dell’Innovazione. Il confronto fra i “tre stati” (politica e amministrazioni, imprese e università, terzo settore) sul tema dell’innovazione come strada maestra per rilanciare il paese Italia ha prodotto i primi e importanti risultati.

L’intenso e ricco Open Talk sulle quattro tematiche ha permesso di stilare programmi organici di azioni concrete raggruppati in otto schede, due per ogni tema proposto, che saranno a breve sottoposti al nuovo governo Monti, ai governi locali, alle imprese, alle associazioni nell’ottica di un processo multi-stakeholder in cui tutti possono e devono intervenire. Inoltre si vuole definire una struttura territoriale per rendere più capillare l’intervento e il monitoraggio sul territorio da parte dell’associazione SGI.

Gli otto punti da avviare immediatamente (fonte SGI) costituiscono il cosiddetto “pacchetto contro lo spread digitale” per emancipare le forze vitali e innovative dell’Italia, che non hanno basi e infrastrutture per esprimersi al meglio come un sistema organico di innovazione.

  1. Sviluppo della cultura dell’innovazione –  Pre-condizioni allo sviluppo di una cultura dell’innovazione, sono l’applicazione di nuovi modelli educativi, basati sul ”social learning”, e la ”peer education” in tutti i percorsi formativi (scuola, formazione professionale, università, formazione continua). La ricerca tecnologica applicata alle nuove produzioni culturali, promuovendo nuovi modelli distributivi nella liberalizzazione della conoscenza. Si propone poi un intervento attraverso la RAI, nel suo ruolo di servizio pubblico, per creare fasce di programmazione sull’innovazione in tutti gli ambiti e sulle culture digitali.
  2. Perseguire il modello delle smart cities – Sfruttare le politiche innovative relative alle smart cities per coniugare la progettazione dello spazio pubblico insieme allo sviluppo della banda larga e l’invenzione di nuovi format partecipativi, per favorire l’interazione tra il web e le realtà sociali del territorio.
  3. Promuovere il federalismo digitale –  Privilegiare il Comune come motore di un processo innovativo a rete sia nel campo della digitalizzazione che in quello delle diversificazione energetica, valorizzando l’Agenda Digitale Locale come strumento di empowerment dei comuni piccoli e medi.
  4. Usare la sussidiarietà operativa, da realizzare mediante il concerto di modelli locali che integrino la capacità collaborativa della rete per organizzare e gestire servizi al cittadino. La proposta operativa si concretizza con:
  • L’istituzione in ogni comune di un piano regolatore dell’innovazione e della connettività.
  • L’allestimento di conferenze dei servizi digitali nei municipi e piccoli e medi comuni.
  • La sistematizzazione della condivisione e dell’integrazione delle esperienze e delle buone pratiche di informazione, supporto e sensibilizzazione per le fasce sociali a maggior rischio di ritardo e esclusione.
  • Mettere in rete la filiera dell’innovazione – Tutte le istituzioni che lavorano per l’innovazione dovrebbero costituire una rete: Università, Impresa, Credito, Territorio. In questo modo si concretizza la politica economica centrata sull’innovazione come motore della crescita e dello sviluppo italiano.
  • Lanciare una call per l’innovazione digitale che promuova la competitività del made in Italy e delle PMI– ovvero riqualificare l’industria italiana dell’ICT e favorire l’utilizzo di tecnologie digitali e/o di nuove tecnologie per abilitare le PMI e le filiere forti del Made in Italy ad una competizione alla pari sui mercati internazionali.
  • Rilanciare il percorso verso l’Open Government – Perché la PA sia davvero open deve essere costruita come una rete di amministrazioni interconnesse e interoperanti. È necessario sfruttare in pieno le tecnologie della rete che abilitano le operazioni condivise di open data, g-cloud, PA 2.0 che realizzano e implementano apertura, partecipazione e democrazia e parallelamente permettono efficienza, efficacia, e risparmio di risorse. Anche l’uso del software libero/open source diventa una tappa importante di questo percorso di apertura.
  • Rendere pubblici i dati della pubblica amministrazione – nell’ottica di Open PA anche i dati devono essere garanti in un formato aperto, per un uso pubblico dei DB di interesse nazionale e in particolar modo di quelli territoriali; è necessaria una sanatoria che consideri tutti i dati fino ad oggi pubblicati dalle PA come “open bydefault” e quindi soggette alle Italian Open Data Licence (IODL).