Il censimento in 150 anni di storia d’Italia

di Alessia Valentini

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Il primo censimento nel 1861, anno dell'unificazione: gli italiani erano 26 milioni e 300mila. In 150 di storia, modifiche ai quesiti e progressi tecnologici per fotografare l'Italia che cambia.

Questo censimento 2011 è l’ultimo di una lunga serie di questionari indirizzati alla popolazione italiana che hanno permesso in 150 anni di fotografare l’Italia e i suoi cambiamenti. Quello in corso, che è il 15esimo censimento della popolazione italiana, è fruibile anche online e mira fra le altre cose a verificare i segnali di innovazione delle famiglie rappresentati dal tipo di fonti energetiche utilizzate, il tipo di connessione a Internet e dalla disponibilità di telefoni cellulari. Tuttavia i temi storici del censimento sono sempre stati quelli inerenti al conteggio della popolazione e alla sua caratterizzazione e a tal fine, sono stati arricchiti progressivamente di tematiche e ambiti che potessero consentire una statistica più aderente alla realtà. Addirittura sia in Italia che nel Mondo costituiscono una tradizione rinnovata puntualmente ogni 10 anni ad eccezione del 1891, per le difficoltà finanziarie del Paese, e del 1941, a causa della guerra.

Le modifiche a tappe

Il primo censimento è stato effettuato nel 1861 anno dell’unificazione del Paese nel Regno d’Italia; da allora i 26 milioni e trecentomila italiani sono cresciuti fino a diventare oggi 60 milioni.

Le differenze nelle varie edizioni sono servite ad adattare i questionari agli stili di vita della popolazione: ad esempio nelle tornate censuarie del 1861 e 1871 le unità di rilevazione di famiglia e convivenza coincidevano mentre dal 1881 i due concetti sono stati distinti e collocati in due diversi modelli: il foglio di famiglia e quello di convivenza.

Progressivamente sono sparite anche le diciture inappropriate e introdotte quelle più consone; ad esempio fino al 1881 la popolazione viene classificata in “popolazione dei centri, dei casali e delle case sparse” mentre dall’edizione del 1901 viene eliminata la definizione di “casali”, mentre a partire dal Censimento del 1931 si introduce il concetto di “centro”.

Anche la lettura o meglio lo “spoglio” delle schede è fin dall’inizio fatto a mano, e solo nel 1931 si assiste alla novità delle macchine perforatrici per la lettura “automatica”.

A partire dal 1936, entrano nel questionario le domande sulla famiglia “residente” al posto di quella “presente” e appaiono informazioni su “ospiti presenti presso la famiglia nel giorno del Censimento”. Dal 1951 gli strumenti tecnici favoriscono le operazioni di spoglio e quindi aumentano la quantità dei quesiti fra i quali il più importante è l’interesse verso i titoli di studio conseguiti.

In quella data la popolazione si assestava su un ragguardevole numero di 47 milioni e mezzo di abitanti, di cui 13 milioni di italiani in possesso della licenza elementare, 2 milioni e mezzo con licenza media, circa un milione e mezzo diplomati e solo 422mila persone con laurea. Contemporaneo al censimento della popolazione quello patrimoniale dei beni immobili ancora oggi in uso per rendere coerenti i due insiemi di dati.

L’innovazione riflessa nei censimenti

Il censimento del 1961 può contare sui calcolatori di seconda generazione e l’introduzione dei nastri magnetici, mentre nel 1971 arrivano gli elaboratori di terza generazione e i lettori ottici che permettono di trasferire le notizie direttamente sui supporti meccanografici senza ricorrere alla perforazione delle schede. Questa maggiore velocità di calcolo va di pari passo l’ulteriore aumento dei quesiti che riflette una società maggiormente complessa: interessa il tracciamento degli spostamenti dei cittadini e degli studenti per recarsi sul luogo di lavoro e di studio, e anche la titolarità di pensioni di qualsiasi specie da parte dei vari componenti della famiglia.

L’avvento di banche dati e della riorganizzazione produttiva “a rete” degli anni ‘80 e ‘90, favorisce l’elaborazione online del questionario snellendo e velocizzando l’elaborazione dei dati e riducendo il carico di lavoro degli operatori censuari. Infine nel 2001 nasce il sito dedicato al censimento, si effettua il monitoraggio dei processi di distribuzione e raccolta del materiale di istruzione e delle circolari, si realizza la diffusione dei risultati online in affiancamento ai tradizionali volumi cartacei.

Gli ultimi quesiti introdotti riguardano informazioni sui titoli di studio post laurea anche se nel Paese, a fronte di quasi 57 milioni di residenti, i laureati sono sempre una minoranza di appena il 7,1 per cento.

Vedremo quindi dopo questo censimento 2011 come siamo cambiati in altri 10 anni dopo la cyber rivoluzione del web, la crisi economica, e i flussi migratori. Di una cosa siamo certi però, quegli “italiani da fare” cui si riferiva il Conte Camillo Benso di Cavour appena finita l’unità d’Italia, oggi “sono fatti”, sono profondamente legati al proprio paese e certo non si possono più caratterizzare come mangia-spaghetti, pro-mafia e suona-mandolino, o come poeti, santi e navigatori….aggiornatevi, gente, aggiornatevi!

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