Le PA fanno guerra a Facebook?

di Marina Mancini

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Ancora lotta ai fannulloni, dopo Poste Italiane anche la Provincia di Milano cui si aggiungeranno le Regioni Lombardia e Veneto chiudono a Facebook

È oggi il più usato social network e a quanto pare lo è troppo anche da parte di alcuni dipendenti pubblici che durante le ore di lavoro si dilettavano a chattare con amici e parenti, scambiarsi fotografie e comunicare con Facebook.

Per correre ai ripari Poste Italiane prima, la
Provincia di Milano poi, seguite da altre Pubbliche Amministrazioni hanno deciso di impedire ai propri dipendenti di collegarsi a Facebook e ad altri social network inibendo i siti nelle rispettive reti aziendali utilizzando dei filtri.

Per le PA che hanno preso queste decisioni, cui pare si aggiungeranno anche
le Regioni Lombardia e Veneto,
la motivazione addotta per chiudere i rubinetti di Facebook è lo spreco di tempo che produrrebbero le comunità virtuali che distraggono gli impiegati sottraendo ore di lavoro.

E mentre la PA si divide sull’utilità o inutilità del social networking in ambiente di lavoro, emerge la consueta inventiva partenopea.

Pare che a Napoli infatti il
Comune
piuttosto che la pausa caffé abbia concesso la pausa socializzazione virtuale.

Dieci minuti ogni ora possono essere dedicati al potente strumento di
comunicazione come Facebook magari in attesa che i dirigenti studino la
potenzialità per l’utilizzo lavorativo.

In Gran Bretagna, Canada e Usa i social network sono bloccati perché sottraggono forze alla produttività ma nel paese in cui anche il
neoeletto Presidente Obama è su Facebook esistono ambienti di socializzazione interna studiati per mantenere i contatti di lavoro e promuovere l’intercambio professionale e la formazione.

E mentre c’è chi pensa che Facebook deconcentri, distragga e non faccia lavorare, ci sono anche amministrazioni pubbliche più aperte all’innovazione e fiduciose dell’operato dei propri dipendenti.

È il caso della Regione Puglia che per avvicinarsi di più ai suoi cittadini sbarca su YouTube e Facebook con il progetto Web 2.0.